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Risolvere i problemi in 6 mosse

Nell’articolo della scorsa settimana abbiamo scoperto insieme l’importanza di risolvere i problemi, ma questo sono sicura che lo avete imparato anche sulla vostra pelle, scoprendo e vivendo anche le soddisfazioni che si provano quando si porta a casa una vittoria.

Oggi voglio approfondire, insieme a voi, 6 mosse per affrontare in maniera efficace e flessibile problemi di qualsiasi natura, che siano in ambito personale, professionale o famigliare.

Vi invito a leggere l’articolo fino alla fine per portarvi a casa un modello pratico e funzionale, e per il suo scopo mi sono ispirata ad alcuni libri che vi svelerò in seguito, per approfondire l’argomento ed arricchire la vostra crescita personale.

Il processo di Problem Solving strategico, definito dal professor Giorgio Nardone come “L’arte di trovare soluzioni a problemi irrisolvibili” prende vita dal processo di ricerca scientifica secondo cui il famoso epistemologo Karl Popper indicava 6 fase per condurre e osservare una ricerca.

  1. Individuare il problema.
    Per assicurarmi di risolverlo nel migliore dei modi devo prima di tutto definire la sua natura e le sue caratteristiche. Spesso, se non sempre, ci focalizziamo sul perché una determinata cosa si verifica nella nostra vita, e come avevo accennato nell’ultimo articolo, questo approccio è disfunzionale perché ci tiene vincolati al passato dove tutto ebbe inizio, e vincolandoci ad esso non ci aiuterà a risolvere la questione.

“Sono le soluzioni che spiegano i problemi e non viceversa

Come si definisce un problema e le sue caratteristiche?
Rispondendo alle seguenti domande:

  • Cos’è effettivamente il problema?
  • Chi ne è coinvolto?
  • Dove si verifica?
  • Quando appare? Sempre o solo in particolari circostanze?
  • Come funziona? Come si manifesta?

Definire in questo modo un problema ci aiuta ad osservarlo da più punti di vista e con prospettive diverse rispetto alle nostre solite idee e rigide interpretazioni.

2. Si studiano le “Tentate Soluzioni”

Quali sono quelle azioni che abbiamo già attuato per cercare di risolvere il problema e soprattutto con quali esiti? Positivi o Negativi?

Questo passaggio ci permetterà di individuare il modo attraverso il quale siamo soliti intervenire per affrontare le nostre sfide, ci porterà soprattutto ad una nuova consapevolezza nel caso in cui ci rendessimo conto di applicare strategie disfunzionali, e ci farà capire che tutto ciò che non funziona e non ci porta il risultato che desideriamo va abbandonato immediatamente.

Se il nostro solo strumento è un martello, ogni problema assomiglierà ad un chiodo da battere” Bill Gates

Continuare a replicare strategie che non funzionano o che hanno funzionato in passato e in altre circostanze diventa dispersivo e inutile per risolvere il problema in essere.

3. Ricerca di soluzioni alternative

Il terzo passaggio, come si può intuire, riguarda la ricerca delle possibili soluzioni che possiamo attuare, e la nostra creatività in questa fase è un’ottima alleata.

Il mio suggerimento personale è quello di prepararsi a dover attuare tante e diverse soluzioni, i famosi piani A, B, C e via dicendo.

4. Applicare le strategie escogitate al punto precedente

La chiave di svolta di questa quarta fase sta nel partire in piccolo, apportare il minimo cambiamento fin da subito, Lao Tzu insegna:

Ogni lungo viaggio inizia con un primo passo

Spesso l’dea di dover cambiare una determinata cosa in maniera drastica, radicale e in tempo zero ci spaventa, ed ecco che l’ancora di salvataggio diventa la strategia dei piccoli passi.

5. Misurare gli effetti

Il penultimo passaggio ci permette di valutare, osservando i risultati che otteniamo passo dopo passo, e in questo modo il punto N.6 arriva in maniera molto naturale.

6. Aggiustare la strategia d’intervento per renderla più efficace.

Se misurando gli effetti ci dovessimo rendere conto che qualcosa non funziona e che i risultati che stiamo ottenendo non sono quelli che progettavamo, possiamo apportare tutte le modifiche che riteniamo più opportune.

Questo approccio molto flessibile e adattabile ci aiuta a risolvere le nostre “rogne” a sviluppare quella capacità di adattamento e quel senso di realizzazione e soddisfazione impagabile che viviamo quando riusciamo ad ottenere ciò che desideriamo.

La nostra felicità dipende da molteplici fattori, alcuni possono essere soggettivi e altri oggettivi.

Il mio personalissimo invito è quello di appassionarti a cose, avvenimenti e situazioni che ti rendano felice, cerca sempre di coltivarle e alimentarle, e se dovesse capitare di inciampare in qualche problema ora conosci un modo per affrontarli passo dopo passo, trasformando quella particolare difficoltà in opportunità per crescere e migliorare.

La prossima settimana parleremo di come sbarazzarsi delle “rimandite” e vedremo insieme alcuni spunti pratici e immediati per smettere di procrastinare.

Un abbraccio

Natalia

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Perché risolvere i problemi ci rende più felici?

Immagino che l’anno nuovo sia iniziato con un sacco di buoni propositi e un elenco di cose da fare e non fare, da avere e non avere, anche nell’ultimo articolo abbiamo parlato dell’importanza di scegliere con cura le proprie battaglie e di dove indirizzare le nostre energie.

In questo articolo scopriremo insieme alcuni aspetti, soffermandoci su uno in particolare, che ci rende davvero felici, alimentando anche la nostra autostima e la sicurezza in noi stessi.

Ora, immagina per un attimo di essere a fine anno e di aver realizzato tutti, e dico tutti i tuoi buoni propositi fissati a gennaio. Osserva bene le sensazioni che avverti, la soddisfazione che provi, il sorriso soddisfatto che ti avvolge e quella vocina dentro la tua testa che ti urla “Grandissim*, ce l’hai fatta!!!

Eh lo so, si sta che è una meraviglia 😉

Ma ahimè, o per fortuna (dipende dai punti di vista), siamo solo all’inizio della nostra maratona.

E voi lo sapete meglio di me che lungo questo tragitto ci sono momenti di grande euforia e positività, ma anche di sconforto e insicurezza e altri ancora in cui affrontare certe situazioni non fa altro che alimentare l’ansia da prestazione, da risultato, e come se non bastasse le ansie che arrivano dal mondo esterno, come ad esempio le aspettative familiari o sociali.

E qui mi vengono in mente le parole di Lev Tolstoj “Tutte le famiglie felici si somigliano, ogni famiglia infelice è invece disgraziata a modo suo

Che cosa ci rende davvero felici oggi? Come si misura la felicità? Quanto dura?

Leggendo il libro di Mark Manson mi sono imbattuta in questa frase che mi ha illuminato:

I problemi sono finiscono mai; vengono solo sostituiti e/o potenziati. La felicità nasce dalla loro risoluzione

Ora, ripensate a tutte quelle volte in cui avete risolto un problema, come vi siete sentiti?

Quali sensazioni avete provato? Di sicurezza in voi stessi, di realizzazione personale o professionale?

Sofferenza e dolore fanno parte della vita di ognuno di noi, una persona ricca sarà preoccupata per la sua ricchezza, quella povera sarà preoccupata su come arrivare a fine mese e sfamare la famiglia, chi soffre per la propria insoddisfazione professionale o ha paura di perdere quello che ha conquistato.

Tutti questi stati d’animo si trasformano in realizzazione, soddisfazione e piacere nel momento in cui vengono risolti i rispettivi problemi, la persona ricca trova una soluzione per gestire il suo patrimonio in sicurezza, quella povera trova un lavoro ben retribuito e via discorrendo.

Accettando quanto prima che la sofferenza è parte indispensabile e fondamentale per la nostra evoluzione come esseri umani diventiamo consapevoli e in grado di andare oltre, alla fase successiva.

Questo articolo non vuole essere l’ennesima lezione di vita su come accettare gli aspetti negativi, essere resilienti e perseverare, anzi, continua a leggere e scoprirai qualcosa di molto interessante e soprattutto utile.

La felicità arriva solo quando scopri quali sono i problemi che ti diverti ad avere e risolvere

I tipi di problemi da risolvere variano a seconda delle persone, del contesto, del genere di problema tangibile come ad esempio vincere una gara o perdere 5 kg, oppure intangibili come ad esempio migliorare il rapporto con la tua amica o ritrovare la motivazione, ma il concetto rimane invariabile: “Risolvi un problema, sii felice

Come in tutte le situazioni anche qui ci imbratteremo in diverse sfumature e atteggiamenti in base alle persone che incontreremo, potremo trovare i negazionisti, coloro che negano l’esistenza di qualsiasi problema nella propria esistenza, e per credere a questa tesi sono costrette a creare realtà alternative per distrarsi da quella vera. Oppure potremo trovare un’altra categoria molto affascinante, ovvero i vittimisti, e state pur certi che questa categoria sarà sempre pronta ad incolpare tutti tranne che loro stessi per le proprie disgrazie.

Se non appartenete a nessuna di queste due categorie o volete fare un cambio di paradigma allora procediamo con la scoperta di quello che è lo strumento indispensabile per incrementare la felicità.

Come risolvere i problemi in maniera efficace?

Sono sicura che ognuno di noi possiede il proprio modello di come risolvere i problemi di qualsiasi natura, un modello costruito negli anni, grazie alle infinite esperienze passate che vi hanno insegnato cosa funziona e cosa non funziona.

Sono anche sicura che almeno una volta nella vita la prima reazione che avete avuto di fronte ad un problema sia stata: “Ma noooo, capitano tutte proprio a me? Ma perchè? Cosa ho fatto di male?”

Quante volte ti è capitato?

Ecco, il punto sta proprio qui, cercare una soluzione nel passato chiedendosi il perché è successo, non ci aiuterà a trovare una soluzione, anzi, ci terrà vincolati al passato impedendoci di andare oltre e spostare il nostro focus verso una o più soluzioni funzionali che ci permettano di risolvere il problema e di conseguenza essere felici.

“Troppo spesso, di fronte a un problema, si ha la tendenza a cercare la spiegazione piuttosto che la soluzione.” Giorgio Nardone

Nel prossimo articolo, tra una settimana, scopriremo insieme quali sono le fasi più funzionali, efficaci e soprattutto flessibili per risolvere un problema.

Non perderti l’articolo perché all’interno troverai chicche preziose per arricchire e migliorare le tue capacità da Problem Solver.

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Blog Natalia Caragia Mental Coach

L’importanza di scegliere per sé stessi

Ogni fine anno ognuno di noi e a modo proprio fa un bilancio di tutte quelle cose che sono accadute negli ultimi 12 mesi.

C’è chi si sofferma sugli aspetti positivi per ricaricarsi di entusiasmo e autostima, chi invece trae gli insegnamenti dai momenti più dolorosi e c’è chi, senza giudizio, osserva in silenzio i risultati delle battaglie che ha combattuto, dei traguardi raggiunti e dei fallimenti in cui è inciampato.

Ognuno di noi fa i conti con sé stessi, prima o poi.

Da qui nasce la “famosa” lista dei buoni propositi per l’anno nuovo.

All’interno di questo elenco troviamo un kit completo che parte con il proposito di essere più felici, più sereni, più bravi e che finisce con il perdere peso, smettere di fumare, risparmiare di più e via discorrendo.

Peccato che il 90% di questo elenco alla terza/quarta settimana del nuovo anno lascia il tempo che trova, perché al primo ostacolo, al primo imprevisto e al primo problema che si presenta torniamo a fumare per calmare i nervi, a mangiare per sentirci più appagati e a spendere soldi comprando oggetti inutili per colmare i vuoti emotivi.

Come si può interrompere questo circolo vizioso di cui siamo vittime ogni anno?

Prima di tutto dobbiamo scegliere le nostre battaglie, e come ogni guerriero, dobbiamo studiare le strategie di attacco, quelle di difesa e anche quelle di un eventuale fallimento. Preparare un piano d’azione inattaccabile e il più dettagliato possibile che tenga in considerazione di chi sono gli amici e gli alleati, chi sono i nemici e le resistenze che potremo incontrare lungo il percorso è il primo passo che ci serve per incamminarci verso un viaggio lungo 12 mesi, dove sicuramente affronteremo piccole e grandi battaglie ma anche piccole e grandi conquiste.

Quando ci assumiamo la responsabilità di scegliere le nostre battaglie e i problemi che dovremo risolvere per uscirne vincitori ci fa sentire più potenti e più sicuri di noi stessi quando otterremo il risultato desiderato.

A questo punto siamo di fronte ad una scelta, e voi lo sapete meglio di chiunque altro, la vita è fatta di scelte.

In questo momento potete scegliere se aspettare passivamente che gli avvenimenti accadano con o senza il vostro consenso, oppure potete scegliere per quale causa combattere e quali traguardi raggiungere nei prossimi 12 mesi.

Ovviamente scegliere di non scegliere è comunque una scelta, che comporta le sue conseguenze.

ATTENZIONE!!!

Il mondo, là fuori è molto bravo a illuderci e soprattutto a distrarci dal nostro percorso, dalle nostre battaglie e dai nostri traguardi, se perdiamo l’orientamento è un attimo cadere vittima della procrastinazione, della “rimandite” e della negazione, che nel breve periodo possono anche farci sentire assuefatti, ma che con il passare del tempo portano insicurezza e repressione emotiva.

Alcuni di noi, per giustificare la propria irrealizzazione e insoddisfazione, finiscono per incolpare gli altri o le circostanze esterne, e anche in questo caso nel breve termine queste giustificazioni ci fanno sentire meglio, ma poi con il passare del tempo si trasformano in una vita di rabbia e disperazione.

Quello che accade successivamente è negare queste emozioni negative e reprimerle nei meandri più nascosti del nostro io. quando si arriva a questo livello di insoddisfazione e frustrazione una delle situazioni più funzionali è quella di agire sfruttando l’energia che deriva da questo stato d’animo per fare qualcosa, qualsiasi cosa ci porti a cambiare rotta e assumerci la RESPONSABILITA’ di tutto ciò che ci stava sfuggendo di mano, ed è proprio in questi casi che torna molto utile avere a disposizione un piano d’azione che prevede anche la gestione delle resistenze.

Se desideri assumerti la RESPONSABILITA’ delle tue battaglie, dei tuoi traguardi e dei risultati da raggiungere nell’anno nuovo puoi scaricare gratuitamente la guida pratica “VERSO IL 2022” a questo link: https://bit.ly/3HhEy2r

Qui troverai alcuni spunti di riflessione su come strutturare, gestire e monitorare i tuoi risultati nei prossimi 12 mesi.

Se invece appartieni a quella categoria di persone che sa perfettamente cosa desidera e sa come ottenerlo, questa guida ti sarà molto utile per monitorare i tuoi risultati e ritrovare l’orientamento tutte le volte che ne sentirai l’esigenza.

Il mio augurio personale per te, che stai leggendo questo articolo, è quello di scegliere le tue battaglie invece che subirle passivamente, di scegliere i tuoi alleati e le tue strategie ma soprattutto di diventare un* guerrier* gentile che realizza i propri sogni.

Felice Anno Nuovo

Natalia

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Cosa possiamo imparare dalle situazioni sfidanti

Negli articoli precedenti abbiamo avuto modo di capire insieme gli effetti dello stress sul nostro organismo e abbiamo scoperto che è anche possibile cambiare le nostre idee in merito a questo fenomeno. E’ vero, ci vuole un grande lavoro su se stessi per sviluppare la consapevolezza necessaria.

Abbiamo scoperto, grazie al contributo di diversi psicologi citati precedentemente e ai diversi test ed esperimenti, che lavorare su di noi per produrre una risposta di sfida allo stress ci permette di focalizzarci sulle nostre risorse, aumentare la concentrazione, sviluppare la resilienza ed accrescere la fiducia e la sicurezza in noi stessi.

Essere consapevoli della propria adeguatezza alle sfide delle vita può fare la differenza tra la speranza e la disperazione, la perseveranza e la sconfitta” K.MG.

Laura Cousino Klein, in seguito ad una ricerca post – dottorato, decise di approfondire gli aspetti sociali dello stress soprattutto osservando gli atteggiamenti femminili. I risultati hanno dimostrato che in condizione di stress, le donne tendono a dedicarsi ad altri, prendendosi cura delle persone che le circondano, come ad esempio quelle della propria famigli, come i propri figli o i propri genitori. Questo impulso di entrare in relazione con chi ci circonda, sostiene la Klein, è una fonte di resilienza, e tale atteggiamento è stato definito dalla ricercatrice “tend – and – befriend”.

Questo tipo di risposta allo stress rappresenta biologicamente la riduzione della paura e l’aumento della speranza, e negli articoli precedenti abbiamo scoperto insieme che lo stress può aiutarci a diventare più concentrati e focalizzati sulla nostra sfida da affrontare.

Un atteggiamento “tend – and – befriend” ci rende più coraggiosi, fornendo quel mix chimico perfetto di neurotrasmettitori che ci aiutano a sviluppare empatia e fiducia, coraggio e propensione all’azione, concentrazione e focus.

Che cosa possiamo imparare dai risultati di queste ricerche?

Sicuramente che nel momento in cui mettiamo a disposizione delle altre persone le nostre risorse e attenzioni siamo noi per primi a trarne beneficio. Riuscire a trasformare attraverso una visione più ampia e globale la fonte del nostro stress ci aiuta a trasformare la risposta che il nostro organismo ci fornisce e di conseguenza a trasformare un segnale che fino a ieri reputavamo negativo in qualcosa di positivo e funzionale.

La psicologa Mc Gonigal ci aiuta a sviluppare questa flessibilità, invitandoci a rispondere ad alcune domande, come ad esempio:

  • “Che tipo di impatto positivo desidero avere sulle persone che mi circondano?”
  • “Quale scopo mi inspira nella vita, o nel lavoro?”
  • “Quali cambiamenti desideri determinare?”

Una domanda alla quale vi invito io a rispondere è invece la seguente:

  • La situazione che oggi reputate stressante, mi aiuterà a realizzare ciò che desidero per il mio domani?

Se la risposta a quest’ultima domanda è affermativa, allora non vi resta che impegnarvi a trasformare la vostra percezione dello stress e indirizzare le vostre energie alla realizzazione dei vostri progetti professionali e personali.

D’altronde se fate mente locale sugli eventi della vostra vita, vi renderete conto che dai momenti più sfidanti e impegnativi sono nate nuove opportunità che avranno cambiato definitamente il corso della stessa.

“Le avversità, possono generare resilienza” Mark Seery

Per concludere questo articolo voglio condividere con voi un esercizio che ho trovato molto utile nel libro “Il lato positivo dello stress”, e che vi consiglio caldamente di leggere.

“Ripensate un’esperienza stressante del vostro passato, in occasione della quale avete perseverato o appreso qualcosa di importante. Prendetevi un po’ di tempo per riflettere su ciò che quella vicenda vi ha insegnato a proposito dei vostri punti di forza e al modo in cui avete affrontato lo stress. Impostate un timer, concedetevi 15 minuti, e scrivete di quell’evento, rispondendo a una o a tutte le seguenti domande:

  • Cosa hai fatto per aiutarti a superare quella situazione? A quali risorse personali hai fatto riferimento e quali punti di forza hai impegnato? Hai cercato informazioni, consigli, o qualsiasi altro tipo di supporto?
  • Cosa ti ha insegnato questa circostanza rispetto alle modalità con cui affronti le avversità?
  • In che modo questo fatto ti ha reso più forte?

Ora pensate a una situazione attuale che vi mette in difficoltà.

  • A quale di quei punti di forza e a quali risorse puoi attingere in questa situazione?
  • Ci sono abilità di coping o punti di forza che desidereresti sviluppare? Se è cosi, come potresti iniziare a sfruttare questo contesto, inteso come un’opportunità per crescere?”

Rispondendo a queste domande diventerete consapevoli di alcune dinamiche che a volte diamo per scontate e che dimentichiamo, nonostante facciano parte della nostra vita e della nostra esperienza.

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Il paradosso dello stress

Più cerchiamo di scappare da una determinata cosa e più questa ci insegue, e vale anche per lo stress:

Più cerchiamo di evitarlo e più ci stressiamo.

E’ un meccanismo paradossale che ci fa perdere addirittura tutte quelle risorse che invece potrebbero aiutarci ad affrontarlo, e cercare di sfuggire a situazioni stressanti o ai nostri stessi stati d’animo ci porta verso l’autodistruzione.

Quello che possiamo fare è accogliere lo stress, imparare a gestirlo attingendo alle nostre risorse più nascoste e profonde per affrontare le situazioni sfidanti, raggiungere i nostri obiettivi e creare la resilienza, ovvero “il coraggio di crescere a partire dallo stress”.

A chi di noi non è mai capitato di trovarsi ad affrontare situazioni sfidanti e momenti in cui l’agitazione, l’ansia e la preoccupazione salivano? Basta ad esempio ricordare un esame scolastico o universitario.

Quello che siamo soliti fare è imporci di calmarci, respirare e abbassare in qualche modo il livello energetico.

La psicologa Kelly McGonigal ci invita a riflettere, e se fosse invece la strategia sbagliata?

“Quando smetti di resistere, lo stress può dare energia”

Un suggerimento molto funzionale che ci insegna la psicologa sopra citata è considerare quelli che noi chiamiamo i sintomi dell’ansia, ovvero il cuore che accelera il battito, le mani che sudano e cosi via, come uno stato di eccitazione.

“Il confine tra ansia ed eccitazione è sottile”

Accogliere la tensione e definirla come uno stato di eccitazione può davvero cambiare la nostra percezione. Considerarci in grado di gestire le situazioni sotto pressione aumenta la nostra probabilità di poter affrontare la sfida, continuare ad imporci atteggiamenti di calma ci farà finire in quel circolo paradossale dove più penso che mi devo calmare e più mi agito, e più mi agito e più mi impongo di stare calmo.

Riuscire ad interrompere questo circolo vizioso ci aiuterà ad alimentare la fiducia e la sicurezza in noi stessi, altrimenti rischiamo di rafforzare la paura e aumentare la preoccupazione per le prestazioni future.

Nelle situazioni in cui dobbiamo agire sotto pressione, come ad esempio parlare in pubblico, fare un esame, sostenere un colloquio o affrontare una gara, sarebbe eccellente se il nostro corpo e la nostra mente rispondessero in maniera ottimale fornendoci più energia, più concentrazione e più coraggio ad agire attraverso quella che viene definita una risposta alla sfida.

Malgrado ciò, soprattutto quando le convinzioni sullo stress sono negative, si subisce una risposta di attacco o un invito alla fuga, un meccanismo di risposta alla minaccia che ci orienta all’autodifesa.

Anche da un punto di vista fisiologico queste due tipologie di risposte allo stress hanno conseguenze completamente differenti, anche se in entrambi i casi ci prepariamo ad agire (l’esempio più tangibile è l’aumento del battito cardiaco), ovvero:

  • In caso di risposta alla minaccia (Attacco o fuga) – il nostro corpo sta anticipando un eventuale danno fisico e per ridurre al minimo una eventuale perdita di sangue, nel caso di scontro, i vasi sanguigni si contraggono. Questo processo crea squilibri a livello infiammatorio delle cellule e al sistema immunitario che si prepara a riparare i rispettivi danni, e la conseguenza di questo processo è un aumento di malattie cardiovascolari.
  • In caso di risposta di sfida – il nostro corpo percepisce le stesse sensazioni di quando facciamo attività fisica, di conseguenza i vasi sanguigni rimangono rilassati, facendo battere il nostro cuore con più forza e rendendoci più eccitati, pieni di energia ed entusiasmo, più fiduciosi perché la nostra attenzione è focalizzata verso ciò che desideriamo ottenere.

Come possiamo decidere quale risposta ottenere dal nostro corpo?

Essa passa attraverso la consapevolezza di sè, del proprio corpo e dei propri pensieri.

Quando sentite la tensione nel corpo e il battito cardiaco aumentare ricordatevi che sono meccanismi che vi stanno preparando ad attingere alle vostre forze e risorse, le cosiddette “farfalle nello stomaco” indicano che ciò che state facendo è importante.

Quando avvertirete queste sensazioni non sopprimete le vostre energie, ma cambiate la loro direzione e confluitele verso ciò che state per fare, accedendo a tutte le risorse e le forze necessarie per affrontare quella determinata sfida.

Fonte: “Il lato positivo dello stress” Kelly McGonigal

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La correlazione tra i livelli di stress e una vita di valore

Sono rimasta molto stupita quando ho letto i risultati dei ricercatori del Gallup World Poll, in seguito ad un’indagine per calcolare l’indice dello stress nazionale, e se volete approfondire i dettagli della ricerca vi invito a leggere il libro “Il lato positivo dello stress” di Kelly McGonigal.

La scoperta stupefacente di questa ricerca è stata che più alto era l’indice di stress di una nazione e maggiore era il livello di benessere di quest’ultima, in maniera direttamente proporzionale, l’autore definisce questo effetto “il paradosso dello stress”.

Com’è possibile che un fenomeno classificato dalla maggior parte di noi come qualcosa di negativo sia correlato in maniera paradossale al nostro benessere alla nostra felicità?

Uno dei motivi perché questo accade è che lo stress sembra essere una conseguenza dell’impegno che ci mette una persona per realizzare e raggiungere obiettivi che ritiene importanti, come ad esempio conseguire una laurea affrontando un esame alla volta, sottoporsi a sfide ambiziose in campo lavorativo per costruire e raggiungere lo scopo desiderato, oppure decidere di diventare genitore e crescere i propri figli. Lo stress può essere considerato come quell’indicatore che ci aiuta a trovare il senso del perché stiamo vivendo tale situazione e soprattutto se è in linea e coerente con i nostri valori e i nostri desideri.

Le persone più sono impegnate e più sono felici, se avete dei dubbi al riguardo riflettete sulla vita delle persone che una volta raggiunta la pensione si tengono impegnate con attività di hobby o volontariato perché altrimenti rischiano di annoiarsi e di spegnersi, oppure ricordatevi di come vi siete sentiti all’inizio della pandemia Covid19, dove siamo stati costretti a stare chiusi in casa e di conseguenza meno impegnati nella nostra routine ricca di impegni.

“Lo stress ci sfida a trovare il significato della nostra esistenza”

Quello che possiamo fare è cambiare il punto di osservazione e l’approccio nei confronti di questo fenomeno.

Come farlo?

Prima di tutto individuare la fonte, l’evento o la situazione che vi stressa, successivamente soffermarsi a riflettere e possibilmente anche scrivere su un foglio di carta il PERCHE’? Perchè ciò che state vivendo è importante per voi? Quali sono i veri motivi che vi spingono ad agire?

Compilare la risposta a queste domande vi permetterà di prendere consapevolezza dei valori che vi guidano, trasformando il pensiero che vi turba in merito all’esperienza stressante in capacità di affrontarlo, rendendovi in grado di cogliere il significato delle varie circostanze sfidanti.

Per riprendere l’argomento dei valori vi invito a (ri)leggere l’articolo del 13 settembre 2021.

Ricordarsi dei propri valori diventa fondamentale quando non si può eliminare o gestire lo stress, o quando non si possono cambiare le variabili o le situazioni che lo provocano, perché ci permette di riordinare e gestire le nostre priorità.

“Quando lo stress è una componente di ciò che rende qualcosa significativo, cercare di escluderlo non ci consente di sbarazzarcene. Invece, prendersi del tempo per elaborare completamente e rendere significativo ciò che è stressante può trasformarlo in qualcosa che, invece di svuotarci, ci sostiene.”

Fonte: “Il lato positivo dello stress” Kelly McGonigal

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Gli effetti dello STRESS

Vi siete mai soffermati a riflettere sugli effetti dello stress?
Secondo voi è un fenomeno funzionale o disfunzionale per il nostro organismo?

Leggendo il libro “Il lato positivo dello stress” della psicologa Kelly McGonigal ho realizzato che le mie credenze nei confronti di questo fenomeno che si verifica quasi quotidianamente sono cambiate, parafrasando la psicologa Alia Crum il modo in cui pensiamo a qualcosa può trasformare l’effetto che ha su di noi mentalmente e fisicamente.

Durante i momenti di stress nel nostro corpo aumentano la concentrazione di cortisolo e il deidroepiandrosterone (DHEA), ovvero gli ormoni dello stress, che in questo caso hanno due ruoli diversi.

Il cortisolo ci aiuta a trasformare gli zuccheri e il grasso in energia, migliorando la capacità del cervello di utilizzarla.

Il DHEA è un neurosteroide, ovvero un ormone che contribuisce alla nostra crescita facendoci diventare più forti in seguito a esperienze stressanti.

Il rapporto dei valori di questi due ormoni (chiamato indice di crescita delle risposta dello stress) giocano un ruolo fondamentale soprattutto sugli effetti a lungo termine dello stress, perché i livelli troppo alti di cortisolo influenzano il peggioramento del sistema immunitario, mentre i livelli troppo alti di DHEA comportano una riduzione di ansia e depressione. Un indice di crescita elevato, che corrisponde a livelli di DHEA superiori rispetto al livello di cortisolo, ci aiuta a crescere e migliorare le nostre capacità sotto stress, sviluppando cosi la perseveranza e la resilienza.

Gli effetti che lo stress ha su di noi e sulla nostra vita dipendono molto dalla nostra Forma Mentis, ovvero da tutte quelle convinzioni e idee, frutto delle nostre esperienze e apprendimenti, che guidano i nostri comportamenti, e K. McGonigal lo associa ad un filtro attraverso il quale si osserva il mondo.

Attraverso gli studi sullo stress la psicologa Crum ha dimostrato che chi ha delle convinzioni positive sugli effetti di quest’ultimo vive una vita più felice, trasformando le difficoltà in opportunità e sfide da affrontare, e in quest’ottica credere che lo stress faccia bene diventa una profezia che si auto avvera.

Anche se le nostre convinzioni sono frutto delle nostre esperienze passate e delle influenze che abbiamo subito in ambito famigliare o sociale, non significa che siamo condannati a vivere credendo solo in quelle. La nostra personalità, cosi come le nostre idee, pensieri e convinzioni, possono cambiare e prendere la direzione che decidiamo proprio noi stessi, e il primo passo potrebbe essere proprio quello di iniziare a credere che sia possibile farlo.

Come fare questo cambio di mindset?

La psicologa Kelly McGonigal ci suggerisce 3 passaggi, ovvero:

  1. Apprendere un nuovo punto di vista” rispetto ad un determinato argomento. Se appartenete alla categoria di quelli che credono al concetto che lo stress fa male, potete esercitarvi su questo esempio.

  2. Fare un esercizio che incoraggi ad adottare e applicare il nuovo atteggiamento” Rimanendo sull’episodio di prima, credenze sullo stress, la prossima volta che vi sentite stressati osservate attentamente quali sono i senali che il vostro corpo vi invia, perché magari il cuore che batte più forte e più velocemente è semplicemente una conseguenza del fatto che stanno aumentando i livelli di ossitocina e adrenalina, per prepararvi ad agire al meglio delle vostre forze riducendo la risposta alla paura e incentivando il coraggio ad agire.

  3. Offrire un’opportunità per condividere l’idea con altre persone” Far presente questo nuovo punto di vista ai vostri amici e conoscenti potrebbe aiutarvi a condividere nuove idee e a far riflettere anche le persone che vi circondano.

Nei prossimi articoli approfondiremo insieme quali altri aspetti sono nascosti dietro ai vari meccanismi che scatenano lo Stress.

Fonte: “Il lato positivo dello stress” Kelly McGonigal

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Siamo davvero noi stessi?

Negli articoli precedenti del mese di settembre ci siamo concentrati su come individuare i nostri punti di forza e anche quelli di debolezza, come individuare e cambiare le credenze disfunzionali, come scegliere i nostri valori e quali azioni svolgere per rimanere fedeli ad essi.

La domanda che mi sorge è – se fare però tutto questo lavoro ci permette davvero di essere noi stessi.

La risposta come sempre sta nel mezzo: DIPENDE

Fin da quando siamo bambini veniamo sottoposti ad aspettative più o meno grandi da parte dei nostri genitori, sul buon comportamento, sulla postura, sul rendimento scolastico, e cosi via dicendo.

Tutte queste influenzano inconsciamente il nostro comportamento e ci guidano a fare azioni che siano all’altezza delle aspettative che le altre persone proiettano su di noi. Man mano che cresciamo a questo cerchio si uniscono e si vanno ad aggiungere altre persone come professori, amici, colleghi di lavoro o i nostri responsabili.

Quindi dove sta il confine tra la nostra spontaneità, la nostra autenticità e il nostro modo di costruito di agire ?

Come rimanere fedeli al nostro vero io ?

Lo psicologo Abraham Maslow, nella sua “piramide dei bisogni” definisce l’autenticità un bisogno fondamentale della propria esistenza.

Oggi come oggi, anche attraverso il mondo dei social ognuno di noi a modo suo cerca di soddisfare questo bisogno, rispettando dei canoni che la stessa società e lo stesso mondo dei social impone indirettamente. Le aspettative del mondo esterno influenzano inevitabilmente il nostro comportamento e le nostra azioni, e dunque risulta davvero difficile riuscire ad essere veramente noi stessi.

Gli psicologi descrivono il rapporto tra come vorremmo agire e come agiamo realmente come un rapporto tra i desideri consci e quelli inconsci, e distinguono gli obiettivi espliciti dalle motivazioni implicite che ci guidano. A differenza degli obiettivi espliciti che possono essere dichiarati o meno, le motivazioni implicite non sono cosi chiare, e spesso per conoscerle bisogna affidarsi a una persona esperta o essere in grado di sviluppare una grandissima consapevolezza di se stessi, per scoprire quali sono le nostre leve motivazionali più profonde, ma soprattutto più autentiche.

Un divario troppo ampio tra questi due parametri a lungo andare può provocare sensazioni di disagio, e grazie ai loro studi nel 2005 Nicola Bumann e Julius Kahl (Università di Osnabruck) hanno scoperto che l’incongruenza tra obiettivi e motivazione influisce sul nostro benessere.

Come uscire da questo circolo vizioso?

  • Prendersi del tempo con se stessi
    • Lasciare spazio alle nostre sensazioni più profonde ed ascoltarle senza giudicare
    • Scrivere i nostri pensieri per prendere maggiore consapevolezza
    • Meditare e fare yoga, poiché aiuta tantissimo a entrare in contatto con se stessi.

Come possiamo notare si tratta di far emergere il nostro lato creativo, spirituale ed emotivo proprio perché tutti gli aspetti razionali e cognitivi ci riporterebbero ai nostri obiettivi espliciti.

Il coach Stephen Joseph sostiene che chi tende a non considerare le aspettative altrui riesce a percepire meglio le cose e gli aspetti a cui tiene davvero, e chi riesce a liberarsi dalle interferenze esterne aumenta lo spazio e le energie per entrare in contatto con se stessi.

ATTENZIONE!!!

Impegnarsi ed adeguarsi per essere all’altezza delle aspettative altrui significa contribuire alle relazioni sociali e costruire un buon rapporto con le persone che ci circondano sia in ambito personale che professionale. Quello che ci insegna lo psicologo canadese Delroy Paulhus è che dobbiamo sviluppare la “flessibilità funzionale”, ovvero “l’arte di adattarsi a diverse situazioni” con l’obiettivo di raggiungere le nostre aspirazioni implicite.

Fonte: Rivista Mind (settembre 2021)

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L’importanza dei valori

Durante le vacanze estive ho avuto la fortuna e la possibilità di seguire il corso di Luca Mazzucchelli “La forza dei valori”, un percorso molto ricco, completo e soprattutto utilissimo per scoprire quali sono i nostri valori che ci guidano nelle nostre attività quotidiane, nelle decisioni che prendiamo e negli obiettivi che decidiamo di raggiungere.

I valori sono il frutto dell’educazione e degli insegnamenti che abbiamo ricevuto lungo il percorso della nostra vita.

Essi rappresentano tutto ciò che abbiamo imparato dalle esperienze vissute e come abbiamo modificato i nostri atteggiamenti in seguito.

I valori rappresentano il risultato delle nostre piccole azioni e delle abitudini che abbiamo mantenuto nel corso della nostra vita, e che ovviamente sono influenzate anche dai fattori sociali, come ad esempio l’ambiente in cui cresciamo, la famiglia, la religione e via dicendo.

Perché è importante conoscere i propri valori e quali sono i vantaggi che comporta conoscerli?

Distinguere i nostri valori ci aiuta ad intraprendere e condurre una vita coerente con le nostre energie e le nostre forze interiori.

Essere consapevoli dei valori dominanti ci permette di ritrovare la motivazione nei momenti di difficoltà, di scoprire il nostro vero perché e di conseguenza ci permette di individuare qual è la nostra MISSIONE di vita.

Individuare la propria missione e la propria direzione ci permette di dare un senso alla nostra vita e di conseguenza sviluppare un piano d’azione, degli obiettivi e successivamente delle abitudini e un mindset in linea con i nostri sogni.

AZIONI -> VALORI -> IDEE -> RISULTATI

E’ possibile vivere la propria vita senza individuare i valori?

Assolutamente si. Sono tante le persone che subiscono la vita e gli eventi.

Spesso sono le stesse persone che si lamentano dei loro insuccessi, costantemente insoddisfatti e frustrati. Vivere una vita all’oscuro dei propri valori ti comporterà a lungo termine un livello molto basso di energia, incoerenza nelle azioni quotidiane e un atteggiamento che giustifica l’incapacità di raggiungere i risultati che desideri.

Facendo un esempio molto comune possiamo individuare alcuni aspetti pratici di un episodio che potrebbe capitare nella vita di tutti i giorni.

Valore -> Salute

Sono consapevole di questo valore e metto in atto azioni funzionaliNon sono consapevole di questo valore e metto in atto azioni disfunzionali
– Mangio in modo equilibrato
– Mi alleno almeno 3 volte a settimana
– Assumo integratori e vitamine
– Conduco uno stile di vita sano
– Mangio come capita e mi giustifico con le altre persone
– Mi alleno quando me lo ricordo e quando ne ho voglia
– Sono sovrappeso e do la colpa alla costituzione genetica
– Ho dei piccoli obiettivi, sviluppo delle abitudini sane e coerenti con il mio valore– Dovrei mangiare bene e fare sport perché si sa che fa bene, ma non sono abbastanza motivato e di conseguenza incostante

Come scoprire e individuare i nostri valori?

Il primo passo fondamentale è quello di prendersi del tempo per dedicarci a noi stessi, ascoltarsi nel profondo del proprio io e ascoltare le proprie sensazioni, e successivamente scrivere nero su bianco tutto ciò che attraversa la mente (tenere un diario personale è un ottimo strumento per entrare in contatto con se stessi e prendere consapevolezza di se stessi).

Il passo successivo è quello di porvi alcune domande come ad esempio:

  • Cosa mi rende felice e perché?
  • Le abitudini che ho messo in atto nell’ultimo anno e negli ultimi 5 anni mi hanno reso la persona che desideravo di essere?
  • Sono soddisfatta/o delle mie relazioni?
  • Sono soddisfatta/o del mio lavoro?
  • Che persona vorrei essere tra 1 anno e tra 5 anni?
  • Quali sono le azioni che devo compiere oggi per diventare quella persona?

Rileggendo tutto ciò che hai scritto, anche a distanza di giorni, ti permetterà di comprendere il filo conduttore che ti ha spinto ad agire fino ad oggi e a prendere le decisioni che hai preso per essere qui dove sei e dove ti trovi ora, e poi potrai decidere se continuare allo stesso modo o apportare qualche piccola modifica per correggere un po’ il tiro.

Una volta che hai chiara la tua direzione di vita, gli obiettivi sono una conseguenza inevitabile” Luca Mazzucchelli

Personalmente questo lavoro mi ha permesso di comprendere la coerenza tra i miei valori, i miei obiettivi e le mie azioni, una consapevolezza che sta prendendo forma ogni giorno di più, aiutandomi a mantenere la calma, la concentrazione e la costanza per i progetti personali e professionali.

Mi piace l’idea di concludere questo articolo scrivendo alcuni dei valori generici che ci guidano, il lavoro che vi invito a fare è individuare i vostri primi5, prendendo spunto anche dall’esercizio che avete fatto rispondendo alle domande di prima. Di fianco ad ogni valore aggiungete 2/3 azioni che vi impegnate a mantenere per coltivare e alimentare quel determinato valore.

ABBONDANZA – AMBIZIONE – AMORE – AMICIZIA – COMPRETENZA – EDUCAZIONE – FAMIGLIA – SUCCESSO – POTERE – FORZA – ESPERIENZA – PAZIENZA – SOLIDARIETA’ – GENEROSITA’ – DISPONIBILITA’ – ALTRUISMO

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Fare la differenza

In un mondo a portata di mano, dove siamo sempre connessi e circondati dall’illusione di sapere tutto e niente, è sempre più difficile individuare e sviluppare le proprie competenze e capacità che ci distinguono dalle persone che ci circondano, sia in ambito professionale che personale.

Ci sono delle linee guida e delle indicazioni che possono aiutarci a creare una nostra mappa individuale e personalizzata e che cambia a seconda delle nostre esigenze?

Ci sono delle indicazioni che ci aiutano a ritrovare l’orientamento tutte le volte che ne abbiamo bisogno o tutte le volte che sentiamo la necessità di mettere in discussione qualche aspetto della nostra vita?

In questo articolo vedremo alcuni aspetti fondamentali che ci possono aiutare a creare la nostra bussola e il nostro percorso individuale e ci focalizzeremo sulle domande che possiamo farci per trovare le risposte che cerchiamo, perché il nostro futuro dipende in parte proprio da quei quesiti che ci poniamo nel presente.

Prima di partire alla scoperta di mondi inesplorati e avventurarci in sentieri sconosciuti è bene fermarsi un attimo e riflettere su quello che abbiamo già visto visto e vissuto fino ad oggi, su tutto quello che le nostre esperienze precedenti ci hanno insegnato e sulla persona che siamo diventati grazie ad esse.

Come ormai ben saprete, il mio invito è quello di rispondere alle domande sottostanti in forma scritta perché vi permetterà di prendere maggiore consapevolezza ed eventualmente tornarci su in un secondo momento per arricchire il pensiero e la risposta che avete segnato.

Quali sono i nostri punti di forza e i nostri punti di debolezza?

Rispondendo a questa domanda ci permetterà di prendere consapevolezza di quelli che sono i nostri limiti o di quello che crediamo lo siano e di capire quali sono le aree dove vogliamo migliorare, o anche semplicemente amarci ed apprezzarci per quello che siamo. La risposta a questa domanda ci permetterà di capire quali sono le azioni che mettete in atto, i pensieri che fate in merito ad una sfida da affrontare o un problema da risolvere, ma soprattutto vi aiuta a capire se questi sono funzionali o meno. Se non sapete quali sono i vostri punti di forza o di debolezza vi invito a seguire l’insegnamento del filosofo di management Peter F. Drucker e prendere nota dei feedback che vi date o che ricevete in seguito ad un compito svolto o un obiettivo raggiunto.

Come lavorate? – Come imparate?

Ognuno di noi indipendentemente dal lavoro che fa e dal ruolo che svolge si distingue per il metodo che mette in atto nell’organizzarsi e nel relazionarsi con i propri colleghi/clienti. Individuare questo schema ci consente di monitorare i risultati che otteniamo, la qualità del lavoro che svolgiamo ed eventualmente qualora i risultati non fossero di nostro gradimento ci permette di prendere consapevolezza degli aspetti e dei requisiti che vorremo acquisire ed imparare, e di conseguenza possiamo affermare che diventa fondamentale individuare il nostro metodo di apprendimento.

Per stare al passo con le competenze richieste sul mercato e per essere sempre più competitivi diventa essenziale imparare in fretta e bene, e come in tutte le cose ognuno di noi ha il suo modo di apprendere, perché ad esempio c’è chi impara velocemente leggendo un testo e prendendo appunti o creando mappe mentali e chi invece impara rapidamente ascoltando un audiolibro, un podcast o un videocorso.

Più prendiamo consapevolezza di come funzioniamo e di quali sono i modelli di apprendimento e lavoro che mettiamo in atto quasi inconsapevolmente e più aumentano le probabilità di migliorare e perfezionare il nostro operato, di conseguenza anche i risultati che otteniamo.

Quali sono i tuoi valori?

I nostri valori sono il frutto dell’educazione che abbiamo ricevuto e sono rappresentati dagli insegnamenti che abbiamo tratto dalle nostre esperienze, che rappresentano il motivo per cui facciamo ciò che facciamo, sono il motore delle nostre azioni e delle nostre abitudini, perché nel complesso ci rendono la persona che siamo o ci stimolano a diventare la persona che vorremmo. Soffermarsi, riflettere e prendere consapevolezza dei nostri valori ci permette di allinearci alla nostra missione di vita, sviluppando la coerenza necessaria a prendere le giuste decisioni per noi stessi.

In un mondo che corre alla velocità della luce, dove sono sempre più richieste skills e competenze ambiziose ed eccellenti, coraggio e determinazione, diventa fondamentale crearsi un posto sicuro, un’ancora che ci permette di connetterci con noi stessi e con i nostri desideri, per evitare di perdere l’orientamento e seguire una direzione che non è la nostra.

Fonte “Gestire se stessi” Peter F.Drucker

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