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Come gestire il dolore

Questa emozione primaria è quella che tutti noi cerchiamo di evitare il più possibile, senza essere consapevoli del fatto che il nostro corpo e la nostra mente possiedono già tutte le risorse necessarie per accogliere, metabolizzare, imparare e lasciare andare…

Più cerchiamo di evitare un dolore e più questo non ci lascerà tregua.

“Il dolore emotivo rappresenta per la nostra mente ciò che la febbre rappresenta per il nostro corpo” Nardone

Quello che possiamo fare per gestire al meglio questa emozione primaria e gli stati d’animo che ne conseguono è ascoltare il dolore e il modo attraverso il quale esso si manifesta, concederci i tempi e gli spazi necessari per passare attraverso il dolore e assorbire ogni piccolo insegnamento che questo può portare. Le lacrime e i pensieri sofferenti faranno il loro corso rigenerando ogni piccola cellula del nostro corpo.

Nella società in cui viviamo, soffrire o concedersi al dolore rappresenta un segno di debolezza personale e l’incapacità di gestire determinate situazioni e tutto ciò che ti accade

MENTRE INVECE

Proprio chi si concede questo lusso ascoltando sé stesso sviluppa la resilienza e fortifica la propria personalità, imparando abilità che difficilmente si trovano sui libri di testo.

“Se vuoi venire fuori devi passarci nel mezzo, toccandone il fondo per riemergerne” Robert Frost

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Come gestire il piacere

Di primo impatto una persona potrebbe anche chiedersi perché dovrebbe imparare a gestire un’emozione cosi gradevole come IL PIACERE.

Come in tutte le cose che ci circondano l’eccesso di qualsiasi genere di piacere potrebbe diventare disfunzionale e distruttivo, per esempio se non gestito e controllato il piacere del cibo si potrebbe trasformare in bulimia o anoressia, il piacere del gioco virtuale si potrebbe trasformare in una dipendenza e potremo continuare all’infinito. Proprio per questo motivo diventa fondamentale imparare ad ascoltare sé stessi, le proprie esigenze ed i rispettivi limiti.

Come si fa a controllare un’emozione come il piacere senza diventare vittima di quest’ultima?

Concedendomi quello che provoca piacere in maniera controllata ed equilibrata, “cosi la trasgressione pianificata permette di tenere sotto controllo il piacere, orientandolo in una direzione costruttiva” G.Nardone.

La felicità, il piacere e il benessere psicofisico ed emotivo rappresentano l’apice della realizzazione personale per ognuno di noi in maniera differente, perché per ognuno di noi questi concetti sono soggettivi e sono frutto di attività simili o completamente diverse.

La chiave come ci insegna il filosofo Georg Lichtenberg è “rendere il migliore possibile ogni istante della vita, da qualsiasi mano del destino ci siamo inviato: in ciò consiste l’arte di vivere”.

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Come gestire la rabbia

Una delle emozioni primarie più discriminate, quanto meno in pubblico. Essa esplode senza nessun genere di controllo quando tocca l’apice dell’intensità, offuscando ogni lume della ragione.

Come per tutte le altre emozioni primarie, se impariamo a gestire la rabbia questa può diventare nostra alleata, facendoci attingere a risorse e strumenti molto potenti. La rabbia è una risposta fisiologica ad uno stato di frustrazione e sopportazione, si verifica spesso quando vediamo troppo lontano il nostro traguardo, quando ci rendiamo conto che la strada per ottenere ciò che desideriamo è ancora lunga e piena di ostacoli e che non avevamo valutato preventivamente.

Quello che in pochi sanno è che la rabbia è in grado di farci attingere a un potenziale inesplorato capace di farci mettere in atto piani di azione e strategie che la nostra mente calma e serena non ci avrebbe mai consentito. Proprio per questo motivo diventa fondamentale imparare ad ascoltare e rendersi consapevoli di quali sono quegli stati percettivi che attivano la rabbia, in modo tale da poterla incanalare nella direzione in cui noi vogliamo, senza caderne vittima e subirla passivamente.

E quando questa emozione primaria prende il sopravvento su di noi e ci rendiamo conto che non riusciamo a gestirla e indirizzarla nella direzione che desideriamo, possiamo prendere spunto dai maestri come Emil Cioran e Giorgio Nardone che ci invitano a scrivere, scrivere e scrivere ancora su carta tutte le nostre sensazioni e percezioni che generano questa emozione primaria.

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I Bisogni che cerchiamo di soddisfare inconsapevolmente



Nell’arco della nostra giornata soddisfiamo un’infinità di bisogni senza rendercene conto. Dormire, bere, mangiare, abbracciare una persona a noi cara, poltrire e guardare il programma televisivo preferito sono tutte azioni che facciamo quotidianamente e quasi in maniera automatica senza nemmeno prestare più particolare attenzione. Ma perché lo facciamo e che cosa ci spinge a soddisfare i nostri bisogni?

Maslow, psicologo statunitense, ha realizzato “La piramide dei bisogni”, in cui essi vengono suddivisi in categorie, ognuna delle quali è rappresentata dalla motivazione che ci spinge a realizzarli. Di seguito vi invito a riflettere sulle famiglie motivazionali che ci spingono ad agire e soddisfare i nostri bisogni primari per poi andare oltre fissando nuovi traguardi da raggiungere.


1. Fisiologia – una categoria che comprende il bisogno di respirare, alimentare il nostro corpo, dormire e in cui sono incluse tutte quelle attività indispensabili per la nostra sopravvivenza.


2. Sicurezza – questa famiglia annovera la sicurezza fisica, quella mentale, famigliare, di salute e di proprietà. Per sentirci sicuri e al sicuro abbiamo bisogno di svolgere attività fisica per essere più forti, abbiamo bisogno di soddisfare la nostra curiosità e apprendere cose nuove per rinforzare la nostra sicurezza mentale, cerchiamo di circondarci di persone con cui stiamo bene insieme, curiamo il nostro corpo e la nostra salute per stare bene soprattutto con noi stessi.

3.Appartenenza – il senso di appartenenza ci fa sentire parte di un insieme, ci permette di condividere, dare e ricevere senza secondi fini e per questo motivo la terza categoria è rappresentata dall’amicizia, dall’affetto famigliare e dall’intimità sessuale.


4. Stima – in questo ramo includiamo l’autostima, l’autocontrollo e la realizzazione personale. Tutti noi prima o poi nel corso della vita sentiamo il bisogno e la necessità di realizzare qualcosa di personale, individuale e unico, perché in questo modo troviamo forse la nostra missione per la quale siamo nati e cresciuti. Un ottimo modo per riuscire a farlo è vivere e creare nuove esperienze, raccogliendo i risultati ottenuti e allineandoli con quelle che sono le nostre passioni, per assicurarci che stiamo seguendo e percorrendo la strada giusta.


5. Autorealizzazione – per Maslow questa categoria è all’apice della sua piramide, perché risulta l’ultimo livello da raggiungere e soddisfare, e per certi versi anche il più difficile. In questo ambito troviamo la moralità, la creatività, la spontaneità, l’assenza di pregiudizi e il problem solving. Spesso è difficile soddisfare questi bisogni perché vanno ed entrano in conflitto con la nostra quotidianità, si scontrano con tutte le circostanze che nel tempo ci siamo creati.


Uno dei modi per provare a soddisfare tutti i nostri bisogni è quello di ASCOLTARE noi stessi, le nostre emozioni e i nostri stati d’animo per cercare di correggere di conseguenza le nostre azioni e non perdere quella direzione già tracciata, ma soprattutto evitare quanto meno di non creare del male a noi stessi.

“Uno dei mali della nostra vita non è rappresentato dal non raggiungere obiettivi, ma dal fatto di non averli nemmeno”

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