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Gli effetti dello STRESS

Vi siete mai soffermati a riflettere sugli effetti dello stress?
Secondo voi è un fenomeno funzionale o disfunzionale per il nostro organismo?

Leggendo il libro “Il lato positivo dello stress” della psicologa Kelly McGonigal ho realizzato che le mie credenze nei confronti di questo fenomeno che si verifica quasi quotidianamente sono cambiate, parafrasando la psicologa Alia Crum il modo in cui pensiamo a qualcosa può trasformare l’effetto che ha su di noi mentalmente e fisicamente.

Durante i momenti di stress nel nostro corpo aumentano la concentrazione di cortisolo e il deidroepiandrosterone (DHEA), ovvero gli ormoni dello stress, che in questo caso hanno due ruoli diversi.

Il cortisolo ci aiuta a trasformare gli zuccheri e il grasso in energia, migliorando la capacità del cervello di utilizzarla.

Il DHEA è un neurosteroide, ovvero un ormone che contribuisce alla nostra crescita facendoci diventare più forti in seguito a esperienze stressanti.

Il rapporto dei valori di questi due ormoni (chiamato indice di crescita delle risposta dello stress) giocano un ruolo fondamentale soprattutto sugli effetti a lungo termine dello stress, perché i livelli troppo alti di cortisolo influenzano il peggioramento del sistema immunitario, mentre i livelli troppo alti di DHEA comportano una riduzione di ansia e depressione. Un indice di crescita elevato, che corrisponde a livelli di DHEA superiori rispetto al livello di cortisolo, ci aiuta a crescere e migliorare le nostre capacità sotto stress, sviluppando cosi la perseveranza e la resilienza.

Gli effetti che lo stress ha su di noi e sulla nostra vita dipendono molto dalla nostra Forma Mentis, ovvero da tutte quelle convinzioni e idee, frutto delle nostre esperienze e apprendimenti, che guidano i nostri comportamenti, e K. McGonigal lo associa ad un filtro attraverso il quale si osserva il mondo.

Attraverso gli studi sullo stress la psicologa Crum ha dimostrato che chi ha delle convinzioni positive sugli effetti di quest’ultimo vive una vita più felice, trasformando le difficoltà in opportunità e sfide da affrontare, e in quest’ottica credere che lo stress faccia bene diventa una profezia che si auto avvera.

Anche se le nostre convinzioni sono frutto delle nostre esperienze passate e delle influenze che abbiamo subito in ambito famigliare o sociale, non significa che siamo condannati a vivere credendo solo in quelle. La nostra personalità, cosi come le nostre idee, pensieri e convinzioni, possono cambiare e prendere la direzione che decidiamo proprio noi stessi, e il primo passo potrebbe essere proprio quello di iniziare a credere che sia possibile farlo.

Come fare questo cambio di mindset?

La psicologa Kelly McGonigal ci suggerisce 3 passaggi, ovvero:

  1. Apprendere un nuovo punto di vista” rispetto ad un determinato argomento. Se appartenete alla categoria di quelli che credono al concetto che lo stress fa male, potete esercitarvi su questo esempio.

  2. Fare un esercizio che incoraggi ad adottare e applicare il nuovo atteggiamento” Rimanendo sull’episodio di prima, credenze sullo stress, la prossima volta che vi sentite stressati osservate attentamente quali sono i senali che il vostro corpo vi invia, perché magari il cuore che batte più forte e più velocemente è semplicemente una conseguenza del fatto che stanno aumentando i livelli di ossitocina e adrenalina, per prepararvi ad agire al meglio delle vostre forze riducendo la risposta alla paura e incentivando il coraggio ad agire.

  3. Offrire un’opportunità per condividere l’idea con altre persone” Far presente questo nuovo punto di vista ai vostri amici e conoscenti potrebbe aiutarvi a condividere nuove idee e a far riflettere anche le persone che vi circondano.

Nei prossimi articoli approfondiremo insieme quali altri aspetti sono nascosti dietro ai vari meccanismi che scatenano lo Stress.

Fonte: “Il lato positivo dello stress” Kelly McGonigal

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L’importanza dei valori

Durante le vacanze estive ho avuto la fortuna e la possibilità di seguire il corso di Luca Mazzucchelli “La forza dei valori”, un percorso molto ricco, completo e soprattutto utilissimo per scoprire quali sono i nostri valori che ci guidano nelle nostre attività quotidiane, nelle decisioni che prendiamo e negli obiettivi che decidiamo di raggiungere.

I valori sono il frutto dell’educazione e degli insegnamenti che abbiamo ricevuto lungo il percorso della nostra vita.

Essi rappresentano tutto ciò che abbiamo imparato dalle esperienze vissute e come abbiamo modificato i nostri atteggiamenti in seguito.

I valori rappresentano il risultato delle nostre piccole azioni e delle abitudini che abbiamo mantenuto nel corso della nostra vita, e che ovviamente sono influenzate anche dai fattori sociali, come ad esempio l’ambiente in cui cresciamo, la famiglia, la religione e via dicendo.

Perché è importante conoscere i propri valori e quali sono i vantaggi che comporta conoscerli?

Distinguere i nostri valori ci aiuta ad intraprendere e condurre una vita coerente con le nostre energie e le nostre forze interiori.

Essere consapevoli dei valori dominanti ci permette di ritrovare la motivazione nei momenti di difficoltà, di scoprire il nostro vero perché e di conseguenza ci permette di individuare qual è la nostra MISSIONE di vita.

Individuare la propria missione e la propria direzione ci permette di dare un senso alla nostra vita e di conseguenza sviluppare un piano d’azione, degli obiettivi e successivamente delle abitudini e un mindset in linea con i nostri sogni.

AZIONI -> VALORI -> IDEE -> RISULTATI

E’ possibile vivere la propria vita senza individuare i valori?

Assolutamente si. Sono tante le persone che subiscono la vita e gli eventi.

Spesso sono le stesse persone che si lamentano dei loro insuccessi, costantemente insoddisfatti e frustrati. Vivere una vita all’oscuro dei propri valori ti comporterà a lungo termine un livello molto basso di energia, incoerenza nelle azioni quotidiane e un atteggiamento che giustifica l’incapacità di raggiungere i risultati che desideri.

Facendo un esempio molto comune possiamo individuare alcuni aspetti pratici di un episodio che potrebbe capitare nella vita di tutti i giorni.

Valore -> Salute

Sono consapevole di questo valore e metto in atto azioni funzionaliNon sono consapevole di questo valore e metto in atto azioni disfunzionali
– Mangio in modo equilibrato
– Mi alleno almeno 3 volte a settimana
– Assumo integratori e vitamine
– Conduco uno stile di vita sano
– Mangio come capita e mi giustifico con le altre persone
– Mi alleno quando me lo ricordo e quando ne ho voglia
– Sono sovrappeso e do la colpa alla costituzione genetica
– Ho dei piccoli obiettivi, sviluppo delle abitudini sane e coerenti con il mio valore– Dovrei mangiare bene e fare sport perché si sa che fa bene, ma non sono abbastanza motivato e di conseguenza incostante

Come scoprire e individuare i nostri valori?

Il primo passo fondamentale è quello di prendersi del tempo per dedicarci a noi stessi, ascoltarsi nel profondo del proprio io e ascoltare le proprie sensazioni, e successivamente scrivere nero su bianco tutto ciò che attraversa la mente (tenere un diario personale è un ottimo strumento per entrare in contatto con se stessi e prendere consapevolezza di se stessi).

Il passo successivo è quello di porvi alcune domande come ad esempio:

  • Cosa mi rende felice e perché?
  • Le abitudini che ho messo in atto nell’ultimo anno e negli ultimi 5 anni mi hanno reso la persona che desideravo di essere?
  • Sono soddisfatta/o delle mie relazioni?
  • Sono soddisfatta/o del mio lavoro?
  • Che persona vorrei essere tra 1 anno e tra 5 anni?
  • Quali sono le azioni che devo compiere oggi per diventare quella persona?

Rileggendo tutto ciò che hai scritto, anche a distanza di giorni, ti permetterà di comprendere il filo conduttore che ti ha spinto ad agire fino ad oggi e a prendere le decisioni che hai preso per essere qui dove sei e dove ti trovi ora, e poi potrai decidere se continuare allo stesso modo o apportare qualche piccola modifica per correggere un po’ il tiro.

Una volta che hai chiara la tua direzione di vita, gli obiettivi sono una conseguenza inevitabile” Luca Mazzucchelli

Personalmente questo lavoro mi ha permesso di comprendere la coerenza tra i miei valori, i miei obiettivi e le mie azioni, una consapevolezza che sta prendendo forma ogni giorno di più, aiutandomi a mantenere la calma, la concentrazione e la costanza per i progetti personali e professionali.

Mi piace l’idea di concludere questo articolo scrivendo alcuni dei valori generici che ci guidano, il lavoro che vi invito a fare è individuare i vostri primi5, prendendo spunto anche dall’esercizio che avete fatto rispondendo alle domande di prima. Di fianco ad ogni valore aggiungete 2/3 azioni che vi impegnate a mantenere per coltivare e alimentare quel determinato valore.

ABBONDANZA – AMBIZIONE – AMORE – AMICIZIA – COMPRETENZA – EDUCAZIONE – FAMIGLIA – SUCCESSO – POTERE – FORZA – ESPERIENZA – PAZIENZA – SOLIDARIETA’ – GENEROSITA’ – DISPONIBILITA’ – ALTRUISMO

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I fattori che influenzano la nostra autostima

Nell’articolo della scorsa settimana abbiamo visto che cos’è l’autostima, come viene sviluppata e quali rischi corriamo se alimentiamo il circolo sbagliato.

Questa settimana ci focalizzeremo sui fattori che influenzano l’autostima e come alimentarli per accrescerla piano piano. Uno dei concetti che abbiamo visto insieme è che l’autostima non è un punto fermo, essa può aumentare o diminuire, tutto dipende da noi e dalla direzione che decidiamo di dare ai nostri pensieri e alle nostre azioni.

Il dottor David Burns ha individuato per la precisazione dieci modi scorretti di pensare che peggiorano il rapporto con l’autostima, vediamo insieme quali sono e soprattutto come correggerli.

1.       “Pensare in termini di tutto o niente”

Gli estremi anche in questo caso ci impediscono di vedere chiaro i risultati delle nostre azioni, quindi invece che accusarci del perché non riusciamo in una cosa chiediamoci in che cosa sono bravo/a, oppure quali competenze posso acquisire per migliorare in un determinato ambito.

2.       “Generalizzare”

Uno dei nemici più comuni è il volersi colpevolizzare e atteggiarsi a vittime, se vi accorgete di avere pensieri di questo genere fermatevi un attimo e cambiate subito direzione.

3.       “Filtrare mentalmente le informazioni”

La nostra mente va dove noi stessi la indirizziamo, se ci focalizziamo solo sugli aspetti che non vanno bene continueremo a vedere solo quelli, alimentando il circolo sbagliato. Possiamo interrompere questo gioco chiedendoci cosa sia andato bene e cosa abbiamo fatto di bello e utile

4.       “Non rendersi conto degli aspetti positivi di sé”

Soffermiamoci qualche volta a ringraziare noi stessi per il lavoro, lo studio e tutte le attività che svolgiamo quotidianamente, la gratitudine è un elemento fondamentale per alimentare le nostre energie e ricaricarci mentalmente.

5.       “Saltare alle conclusioni”

Anticipare negativamente gli esiti di qualsiasi lavoro con pensieri come sono sicura che non ce la farò, so cosa diranno di me o non funzionerà mai è improduttivo. Stoppiamoci, respiriamo e cambiamo direzione, pensando al fatto che mi sono preparata nel migliore dei modi e che quindi farò del mio meglio.

6.       “Esagerare o minimizzare”

Potremo anche definirlo come sopravvalutarsi e sottovalutarsi, due trappole in cui rischiamo sempre di cadere senza nemmeno accorgercene.

7.       “Ragionare in base alle emozioni”

Le emozioni possono diventare nostre alleate, ma possono anche manifestarsi come nostre nemiche, soprattutto quando sono negative, e anche in queste situazioni l’ascolto di sé diventa fondamentale.

8.       “Si deve – si dovrebbe – bisogna”

Sono forme che ci indicano un determinato obbligo, e quando ce lo sentiamo dire o ancor peggio ce lo imponiamo fanno inconsciamente nascere una resistenza che ci impedirà di dare il meglio di noi stessi. Possiamo usare vorrei, mi piacerebbe, mi impegno a…

9.       “Appiccicare un’etichetta”

A tutti noi può capitare di sbagliare nella vita e fare degli errori, essi ci aiutano a crescere, ed è per questo che vanno analizzati, senza cambiare la nostra personalità.

10.   “Biasimare”

È un’azione che contribuirà ulteriormente ad aggravare e diminuire l’autostima, anche in questo caso possiamo agire cambiando direzione.

Ovviamente mi rendo conto che iniziare a lavorare contemporaneamente su tutte queste aree diventa energicamente dispendioso e impegnativo, e potrebbe durare non troppo tempo.

ll mio suggerimento è quello di iniziare con uno di questi punti e lavorarci su almeno per una o due settimane, per poi aggiungerne un altro e un altro ancora, vi accorgerete che introdurre il più piccolo cambiamento percettibile vi porterà a costruire e creare nuove abitudini che dureranno nel tempo.

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Autostima – che cos’è

Stando alla definizione fedele riportata sul dizionario Treccani, “l’autostima è la considerazione che un individuo ha di sé stesso”, il livello di quest’ultima influenza notevolmente la qualità delle nostre giornate perché include tutto ciò che diciamo, pensiamo e facciamo a noi stessi. Potremo dire che ci sono due macrocategorie che compongono la nostra autostima:

–   “la percezione di una competenza personale”

–  “l’intima convinzione di valore in quanto persona”

L’autostima è il frutto delle convinzioni, credenze e giudizi legate alle proiezioni mentali sul nostro operato quotidiano, sui nostri risultati e sulla qualità delle nostre relazioni. Il livello di autostima è direttamente proporzionale alla nostra capacità di risolvere problemi, affrontare sfide e rispondere per le rime alle persone che si prendono la libertà di ferire i nostri sentimenti e la nostra personalità senza alcun motivo.

Come afferma Barbara Dobbs e Rosette Poletti: “l’autostima afferma l’importanza della nostra esistenza, in quanto unica e insostituibile”.

Cosi come è vero che una buona autostima dipende dall’educazione che abbiamo ricevuto da bambini, dall’ambiente familiare, dai contesti sociali e dalle amicizie frequentate, cosi è anche vero che in età adulta possiamo scegliere la qualità dei nostri pensieri e possiamo decidere le attività che possiamo svolgere per accrescere l’autostima. Tutto dipende da noi…

Partendo dal presupposto che prima o poi nella vita di ognuno di noi ci possono essere momenti difficili e critici, momenti di dispiacere, rimpianti e fallimenti – proprio durante questi momenti possiamo scegliere di entrare e alimentare il circolo vizioso creato da tristezza – rimpianti – paure – risentimenti – vittimismo – malessere – nei casi più gravi depressione

OPPURE

possiamo scegliere di entrare a far parte e alimentare il circolo virtuoso – ovvero prendere consapevolezza e coscienza di quanto ci sta accadendo – assumersi la responsabilità – perdonare (se stessi o le altre persone) – ricominciare – amare sé stessi per poter amare gli altri.

Come possiamo notare…tutto dipende da noi, da dove indirizziamo le nostre energie, le attenzioni e il pensiero. A noi e a voi la scelta.

“Sviluppare l’autostima è importante perché: “La mente apprezza ciò a cui dà attenzione.”

Ciò che non apprezza, lo lascia da parte.

Ciò che apprezza in modo continuo lo prende sul serio e ci crede.

Ciò che crede e prende sul serio, finisce per realizzarlo”.

Autore Ignoto

Fonte: “I segreti dell’autostima” Barbara Dobbs e Rosette Poletti

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Come tenere monitorati i nostri risultati

Per rispettare ogni piano d’azione, indipendentemente dal settore, dalla complessità e dalla grandezza, bisogna partire con il primo passo. Il segreto è quello di incamminarsi lungo quel sentiero compiendo anche la più piccola azione, quasi impercettibile, per cambiare anche solo di un grado la nostra direzione ed essa ci permetterà di intraprenderne altre, che saranno la conseguenza naturale di quell’atto di coraggio che ci siamo concessi all’inizio.

Perché è importante avere un metodo per monitorare i risultati?

Potrebbe capitare che durante il percorso ci siano momenti e situazioni scoraggianti e difficili da superare, e proprio in questi momenti è fondamentale avere la consapevolezza di tutto il lavoro svolto fino a quel momento, e soprattutto di tutte le energie investite per avviare il progetto iniziale.

Leggendo un articolo di Virginio De Maio, autore e ricercatore, ho sposato il metodo che ha creato, e personalmente lo trovo molto efficace per tenere monitorato l’andamento del mio piano d’azione, tutte le volte che ho la sensazione di perdere l’orientamento e il controllo delle mie azioni. Il protocollo che ha creato Virginio De Maio è S.C.A.L.A, che è molto semplice da ricordare se si vuole considerare che per realizzare un progetto bisogna salire la propria scala gradino dopo gradino e passo dopo passo.

Questo acronimo si può così sintetizzare:

S – “situazione futura” – riprendendo alla mano il nostro piano d’azione ci focalizziamo sul progetto che vogliamo realizzare, o sulla situazione futuro che intendiamo raggiungere, e tutto ciò ci permetterà di ricordare perché siamo partiti e qual è la nostra direzione.

C – “consapevolezza” – prendersi il tempo necessario per contemplare tutto il lavoro che si è fatto dal punto di partenza ad oggi.

A – “autostima” – come vi fa sentire realizzare che rispetto al punto di partenza avete fatto dei passi in avanti per avvicinarvi al risultato desiderato? Quanto ha alimentato la sicurezza in voi stessi?

L – “leva motivazionale” – arrivati a questo punto che cosa ti manca per fare il passo successivo? Di quali strumenti hai bisogno per salire sul gradino superiore del tuo piano d’azione?

A – “azione” – ora che hai individuato che cosa ti serve per andare oltre, il passo successivo è rispondere alla domanda: che cosa puoi fare per andare al livello successivo del tuo piano d’azione? Quale sarà il prossimo passo che puoi compiere lungo il tuo viaggio e continuare il tuo percorso?

Rispondendo a queste domande avremo la possibilità di realizzare tutti quei passaggi che abbiamo già svolto e che ci hanno dato la spinta per iniziare a muoverci, ci permetterà di realizzare tutto il lavoro che è già stato fatto e soprattutto ci aiuterà a capire cosa ci manca per continuare il nostro viaggio.

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Come strutturare un piano d’azione efficace

Vi siete mai chiesti perché la maggior parte dei buoni propositi all’inizio dell’anno falliscono nei primi 30/45 giorni?

E perché la maggior parte di noi cade in questa trappola ogni anno come se fosse il primo?

Io me lo sono chiesto perché è capitato anche a me più di una volta e ho capito una cosa fondamentale che voglio affrontare con voi in questo articolo.

Ho capito che mi mancava un elemento indispensabile per rimanere concentrata e determinata nella realizzazione dei miei desideri, e questo ingrediente era LO SCOPO.

Perché volevo raggiungere quegli obiettivi?

Dove sarei arrivata in seguito?

E se non li avessi raggiunti cosa mi sarebbe successo?

Domande alle quali evitavo di rispondere, continuando a penalizzare me stessa perché non ero in grado di realizzare quei buoni propositi così ben preparati.

Da questa lezione nasce il primo invito:

Procurati carta e penna, fermati, respira e fai un passo indietro, osserva lo scenario da una prospettiva diversa, più ampia e chiediti:

–          Perché è importante per te effettuare quel cambiamento, raggiungere quel determinato traguardo?

–          Qual è la vera motivazione che ti spinge a voler ottenere risultati diversi?

–          A cosa sei disposto a rinunciare per arrivare fino in fondo?

–          Quali competenze e capacità vuoi acquisire per realizzare il tuo desiderio?

–          Quali saranno gli indicatori concreti che ti faranno dire “CE L’HO FATTA!”? Come ti sentirai? Quali sensazioni proverai? Come ti comporterai?

Una volta che avrete risposto a queste domande e sarete soddisfatti delle risposte potremo passare alla redazione del vero piano d’azione che comprenderà:

–          Le azioni

–          Le risorse (disponibili e quelle di cui abbiamo bisogno)

–          Date, orari, scadenze

–          Obiettivi (possiamo utilizzare diversi modelli come SMART o SWOT) per fissarli.

–          Eventuali ostacoli che possiamo incontrare con le rispettive e potenziali soluzioni.

È inutile creare tabelle, to do list e piani spaziali se prima non individuiamo il perché, qual è lo scopo, la motivazione, gli stimoli e la direzione che ci spinge ad agire ogni singolo giorno.

Vi riporto qui una considerazione tratta dal libro di Simon Sinek “Partire dal perché” e che vi suggerisco di leggere anche solo per piacere.

“Se si parte dalle domande sbagliate, se non si comprendono le cause, allora anche le risposte più corrette finiranno con il portarci sulla strada sbagliata…prima o poi…”

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Le resistenze al cambiamento

Quali sono quei limiti mentali e quelle resistenze che ci impediscono di ottenere i risultati che desideriamo affrontando i cambiamenti necessari per migliorare la qualità della nostra vita?

A volte abbiamo chiaro nella nostra mente la direzione in cui vogliamo andare e la destinazione finale, ma facciamo fatica a intraprendere quella strada che ci porterà alla meta tanto desiderata.

Come dicevo nell’articolo precedente uno degli ostacoli più grandi può essere l’incertezza di tutte le dinamiche che stanno dall’altra parte del cambiamento, e questo forse è il limite più comune ed evidente a tutti noi.

Ci sono inoltre alcuni freni meno evidenti, ma altrettanto pericolosi, che ostacolano il nostro percorso nel quotidiano e che facciamo più fatica ad individuare, se non siamo abituati.

Uno di questi è rappresentato dalle nostre convinzioni ovvero dai nostri principi, le idee e le opinioni che abbiamo di noi stessi, delle persone che ci circondano, perché’ tutte influenzano direttamente la qualità dei risultati che otteniamo, e di quello che ci accade. Possiamo individuare due macro famiglie di convinzioni: quelle potenzianti e quelle depotenzianti.

Le prime sono quelle che ci influenzano in maniera positiva confermando i nostri pensieri e di conseguenza le nostre azioni, le seconde sono quelle che incidono negativamente sui nostri pensieri e sulle nostre azioni, e sicuramente questa seconda categoria è la più pericolosa in quanto se mal gestita ci impedisce di non agire e di conseguenza di rimanere dove siamo.

Come facciamo a prendere consapevolezza delle nostre convinzioni e capire se sono funzionali oppure no?

Uno dei metodi più rapidi è quello di scrivere ogni convinzione, idea o pensiero ridondante, prendere consapevolezza del flusso presente nella nostra testa e nella nostra mente per poi soffermarsi su ognuna di queste per analizzarne la qualità. Il secondo metodo è quello di prestare attenzione ai riferimenti che hanno contribuito alla creazione delle convinzioni, e i riferimenti da prendere in considerazione si riferiscono principalmente a 3 aspetti:

  • Interni (il nostro dialogo interno, la vocina che ci accompagna ovunque)
  • Esterni (le persone che frequentiamo, l’ambiente in cui viviamo e le energie che questi due elementi creano)
  • L’immaginazione (detta in maniera più semplice – tutti i film mentali che ci creiamo).

In questo caso gli unici responsabili della qualità dei nostri pensieri e successivamente delle nostre azioni siamo solo ed esclusivamente NOI STESSI.

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I Bisogni che cerchiamo di soddisfare inconsapevolmente



Nell’arco della nostra giornata soddisfiamo un’infinità di bisogni senza rendercene conto. Dormire, bere, mangiare, abbracciare una persona a noi cara, poltrire e guardare il programma televisivo preferito sono tutte azioni che facciamo quotidianamente e quasi in maniera automatica senza nemmeno prestare più particolare attenzione. Ma perché lo facciamo e che cosa ci spinge a soddisfare i nostri bisogni?

Maslow, psicologo statunitense, ha realizzato “La piramide dei bisogni”, in cui essi vengono suddivisi in categorie, ognuna delle quali è rappresentata dalla motivazione che ci spinge a realizzarli. Di seguito vi invito a riflettere sulle famiglie motivazionali che ci spingono ad agire e soddisfare i nostri bisogni primari per poi andare oltre fissando nuovi traguardi da raggiungere.


1. Fisiologia – una categoria che comprende il bisogno di respirare, alimentare il nostro corpo, dormire e in cui sono incluse tutte quelle attività indispensabili per la nostra sopravvivenza.


2. Sicurezza – questa famiglia annovera la sicurezza fisica, quella mentale, famigliare, di salute e di proprietà. Per sentirci sicuri e al sicuro abbiamo bisogno di svolgere attività fisica per essere più forti, abbiamo bisogno di soddisfare la nostra curiosità e apprendere cose nuove per rinforzare la nostra sicurezza mentale, cerchiamo di circondarci di persone con cui stiamo bene insieme, curiamo il nostro corpo e la nostra salute per stare bene soprattutto con noi stessi.

3.Appartenenza – il senso di appartenenza ci fa sentire parte di un insieme, ci permette di condividere, dare e ricevere senza secondi fini e per questo motivo la terza categoria è rappresentata dall’amicizia, dall’affetto famigliare e dall’intimità sessuale.


4. Stima – in questo ramo includiamo l’autostima, l’autocontrollo e la realizzazione personale. Tutti noi prima o poi nel corso della vita sentiamo il bisogno e la necessità di realizzare qualcosa di personale, individuale e unico, perché in questo modo troviamo forse la nostra missione per la quale siamo nati e cresciuti. Un ottimo modo per riuscire a farlo è vivere e creare nuove esperienze, raccogliendo i risultati ottenuti e allineandoli con quelle che sono le nostre passioni, per assicurarci che stiamo seguendo e percorrendo la strada giusta.


5. Autorealizzazione – per Maslow questa categoria è all’apice della sua piramide, perché risulta l’ultimo livello da raggiungere e soddisfare, e per certi versi anche il più difficile. In questo ambito troviamo la moralità, la creatività, la spontaneità, l’assenza di pregiudizi e il problem solving. Spesso è difficile soddisfare questi bisogni perché vanno ed entrano in conflitto con la nostra quotidianità, si scontrano con tutte le circostanze che nel tempo ci siamo creati.


Uno dei modi per provare a soddisfare tutti i nostri bisogni è quello di ASCOLTARE noi stessi, le nostre emozioni e i nostri stati d’animo per cercare di correggere di conseguenza le nostre azioni e non perdere quella direzione già tracciata, ma soprattutto evitare quanto meno di non creare del male a noi stessi.

“Uno dei mali della nostra vita non è rappresentato dal non raggiungere obiettivi, ma dal fatto di non averli nemmeno”

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