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Blog Natalia Caragia Mental Coach

L’importanza di scegliere per sé stessi

Ogni fine anno ognuno di noi e a modo proprio fa un bilancio di tutte quelle cose che sono accadute negli ultimi 12 mesi.

C’è chi si sofferma sugli aspetti positivi per ricaricarsi di entusiasmo e autostima, chi invece trae gli insegnamenti dai momenti più dolorosi e c’è chi, senza giudizio, osserva in silenzio i risultati delle battaglie che ha combattuto, dei traguardi raggiunti e dei fallimenti in cui è inciampato.

Ognuno di noi fa i conti con sé stessi, prima o poi.

Da qui nasce la “famosa” lista dei buoni propositi per l’anno nuovo.

All’interno di questo elenco troviamo un kit completo che parte con il proposito di essere più felici, più sereni, più bravi e che finisce con il perdere peso, smettere di fumare, risparmiare di più e via discorrendo.

Peccato che il 90% di questo elenco alla terza/quarta settimana del nuovo anno lascia il tempo che trova, perché al primo ostacolo, al primo imprevisto e al primo problema che si presenta torniamo a fumare per calmare i nervi, a mangiare per sentirci più appagati e a spendere soldi comprando oggetti inutili per colmare i vuoti emotivi.

Come si può interrompere questo circolo vizioso di cui siamo vittime ogni anno?

Prima di tutto dobbiamo scegliere le nostre battaglie, e come ogni guerriero, dobbiamo studiare le strategie di attacco, quelle di difesa e anche quelle di un eventuale fallimento. Preparare un piano d’azione inattaccabile e il più dettagliato possibile che tenga in considerazione di chi sono gli amici e gli alleati, chi sono i nemici e le resistenze che potremo incontrare lungo il percorso è il primo passo che ci serve per incamminarci verso un viaggio lungo 12 mesi, dove sicuramente affronteremo piccole e grandi battaglie ma anche piccole e grandi conquiste.

Quando ci assumiamo la responsabilità di scegliere le nostre battaglie e i problemi che dovremo risolvere per uscirne vincitori ci fa sentire più potenti e più sicuri di noi stessi quando otterremo il risultato desiderato.

A questo punto siamo di fronte ad una scelta, e voi lo sapete meglio di chiunque altro, la vita è fatta di scelte.

In questo momento potete scegliere se aspettare passivamente che gli avvenimenti accadano con o senza il vostro consenso, oppure potete scegliere per quale causa combattere e quali traguardi raggiungere nei prossimi 12 mesi.

Ovviamente scegliere di non scegliere è comunque una scelta, che comporta le sue conseguenze.

ATTENZIONE!!!

Il mondo, là fuori è molto bravo a illuderci e soprattutto a distrarci dal nostro percorso, dalle nostre battaglie e dai nostri traguardi, se perdiamo l’orientamento è un attimo cadere vittima della procrastinazione, della “rimandite” e della negazione, che nel breve periodo possono anche farci sentire assuefatti, ma che con il passare del tempo portano insicurezza e repressione emotiva.

Alcuni di noi, per giustificare la propria irrealizzazione e insoddisfazione, finiscono per incolpare gli altri o le circostanze esterne, e anche in questo caso nel breve termine queste giustificazioni ci fanno sentire meglio, ma poi con il passare del tempo si trasformano in una vita di rabbia e disperazione.

Quello che accade successivamente è negare queste emozioni negative e reprimerle nei meandri più nascosti del nostro io. quando si arriva a questo livello di insoddisfazione e frustrazione una delle situazioni più funzionali è quella di agire sfruttando l’energia che deriva da questo stato d’animo per fare qualcosa, qualsiasi cosa ci porti a cambiare rotta e assumerci la RESPONSABILITA’ di tutto ciò che ci stava sfuggendo di mano, ed è proprio in questi casi che torna molto utile avere a disposizione un piano d’azione che prevede anche la gestione delle resistenze.

Se desideri assumerti la RESPONSABILITA’ delle tue battaglie, dei tuoi traguardi e dei risultati da raggiungere nell’anno nuovo puoi scaricare gratuitamente la guida pratica “VERSO IL 2022” a questo link: https://bit.ly/3HhEy2r

Qui troverai alcuni spunti di riflessione su come strutturare, gestire e monitorare i tuoi risultati nei prossimi 12 mesi.

Se invece appartieni a quella categoria di persone che sa perfettamente cosa desidera e sa come ottenerlo, questa guida ti sarà molto utile per monitorare i tuoi risultati e ritrovare l’orientamento tutte le volte che ne sentirai l’esigenza.

Il mio augurio personale per te, che stai leggendo questo articolo, è quello di scegliere le tue battaglie invece che subirle passivamente, di scegliere i tuoi alleati e le tue strategie ma soprattutto di diventare un* guerrier* gentile che realizza i propri sogni.

Felice Anno Nuovo

Natalia

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Come gestire il dolore

Questa emozione primaria è quella che tutti noi cerchiamo di evitare il più possibile, senza essere consapevoli del fatto che il nostro corpo e la nostra mente possiedono già tutte le risorse necessarie per accogliere, metabolizzare, imparare e lasciare andare…

Più cerchiamo di evitare un dolore e più questo non ci lascerà tregua.

“Il dolore emotivo rappresenta per la nostra mente ciò che la febbre rappresenta per il nostro corpo” Nardone

Quello che possiamo fare per gestire al meglio questa emozione primaria e gli stati d’animo che ne conseguono è ascoltare il dolore e il modo attraverso il quale esso si manifesta, concederci i tempi e gli spazi necessari per passare attraverso il dolore e assorbire ogni piccolo insegnamento che questo può portare. Le lacrime e i pensieri sofferenti faranno il loro corso rigenerando ogni piccola cellula del nostro corpo.

Nella società in cui viviamo, soffrire o concedersi al dolore rappresenta un segno di debolezza personale e l’incapacità di gestire determinate situazioni e tutto ciò che ti accade

MENTRE INVECE

Proprio chi si concede questo lusso ascoltando sé stesso sviluppa la resilienza e fortifica la propria personalità, imparando abilità che difficilmente si trovano sui libri di testo.

“Se vuoi venire fuori devi passarci nel mezzo, toccandone il fondo per riemergerne” Robert Frost

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I fattori che influenzano la nostra autostima

Nell’articolo della scorsa settimana abbiamo visto che cos’è l’autostima, come viene sviluppata e quali rischi corriamo se alimentiamo il circolo sbagliato.

Questa settimana ci focalizzeremo sui fattori che influenzano l’autostima e come alimentarli per accrescerla piano piano. Uno dei concetti che abbiamo visto insieme è che l’autostima non è un punto fermo, essa può aumentare o diminuire, tutto dipende da noi e dalla direzione che decidiamo di dare ai nostri pensieri e alle nostre azioni.

Il dottor David Burns ha individuato per la precisazione dieci modi scorretti di pensare che peggiorano il rapporto con l’autostima, vediamo insieme quali sono e soprattutto come correggerli.

1.       “Pensare in termini di tutto o niente”

Gli estremi anche in questo caso ci impediscono di vedere chiaro i risultati delle nostre azioni, quindi invece che accusarci del perché non riusciamo in una cosa chiediamoci in che cosa sono bravo/a, oppure quali competenze posso acquisire per migliorare in un determinato ambito.

2.       “Generalizzare”

Uno dei nemici più comuni è il volersi colpevolizzare e atteggiarsi a vittime, se vi accorgete di avere pensieri di questo genere fermatevi un attimo e cambiate subito direzione.

3.       “Filtrare mentalmente le informazioni”

La nostra mente va dove noi stessi la indirizziamo, se ci focalizziamo solo sugli aspetti che non vanno bene continueremo a vedere solo quelli, alimentando il circolo sbagliato. Possiamo interrompere questo gioco chiedendoci cosa sia andato bene e cosa abbiamo fatto di bello e utile

4.       “Non rendersi conto degli aspetti positivi di sé”

Soffermiamoci qualche volta a ringraziare noi stessi per il lavoro, lo studio e tutte le attività che svolgiamo quotidianamente, la gratitudine è un elemento fondamentale per alimentare le nostre energie e ricaricarci mentalmente.

5.       “Saltare alle conclusioni”

Anticipare negativamente gli esiti di qualsiasi lavoro con pensieri come sono sicura che non ce la farò, so cosa diranno di me o non funzionerà mai è improduttivo. Stoppiamoci, respiriamo e cambiamo direzione, pensando al fatto che mi sono preparata nel migliore dei modi e che quindi farò del mio meglio.

6.       “Esagerare o minimizzare”

Potremo anche definirlo come sopravvalutarsi e sottovalutarsi, due trappole in cui rischiamo sempre di cadere senza nemmeno accorgercene.

7.       “Ragionare in base alle emozioni”

Le emozioni possono diventare nostre alleate, ma possono anche manifestarsi come nostre nemiche, soprattutto quando sono negative, e anche in queste situazioni l’ascolto di sé diventa fondamentale.

8.       “Si deve – si dovrebbe – bisogna”

Sono forme che ci indicano un determinato obbligo, e quando ce lo sentiamo dire o ancor peggio ce lo imponiamo fanno inconsciamente nascere una resistenza che ci impedirà di dare il meglio di noi stessi. Possiamo usare vorrei, mi piacerebbe, mi impegno a…

9.       “Appiccicare un’etichetta”

A tutti noi può capitare di sbagliare nella vita e fare degli errori, essi ci aiutano a crescere, ed è per questo che vanno analizzati, senza cambiare la nostra personalità.

10.   “Biasimare”

È un’azione che contribuirà ulteriormente ad aggravare e diminuire l’autostima, anche in questo caso possiamo agire cambiando direzione.

Ovviamente mi rendo conto che iniziare a lavorare contemporaneamente su tutte queste aree diventa energicamente dispendioso e impegnativo, e potrebbe durare non troppo tempo.

ll mio suggerimento è quello di iniziare con uno di questi punti e lavorarci su almeno per una o due settimane, per poi aggiungerne un altro e un altro ancora, vi accorgerete che introdurre il più piccolo cambiamento percettibile vi porterà a costruire e creare nuove abitudini che dureranno nel tempo.

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Autostima – che cos’è

Stando alla definizione fedele riportata sul dizionario Treccani, “l’autostima è la considerazione che un individuo ha di sé stesso”, il livello di quest’ultima influenza notevolmente la qualità delle nostre giornate perché include tutto ciò che diciamo, pensiamo e facciamo a noi stessi. Potremo dire che ci sono due macrocategorie che compongono la nostra autostima:

–   “la percezione di una competenza personale”

–  “l’intima convinzione di valore in quanto persona”

L’autostima è il frutto delle convinzioni, credenze e giudizi legate alle proiezioni mentali sul nostro operato quotidiano, sui nostri risultati e sulla qualità delle nostre relazioni. Il livello di autostima è direttamente proporzionale alla nostra capacità di risolvere problemi, affrontare sfide e rispondere per le rime alle persone che si prendono la libertà di ferire i nostri sentimenti e la nostra personalità senza alcun motivo.

Come afferma Barbara Dobbs e Rosette Poletti: “l’autostima afferma l’importanza della nostra esistenza, in quanto unica e insostituibile”.

Cosi come è vero che una buona autostima dipende dall’educazione che abbiamo ricevuto da bambini, dall’ambiente familiare, dai contesti sociali e dalle amicizie frequentate, cosi è anche vero che in età adulta possiamo scegliere la qualità dei nostri pensieri e possiamo decidere le attività che possiamo svolgere per accrescere l’autostima. Tutto dipende da noi…

Partendo dal presupposto che prima o poi nella vita di ognuno di noi ci possono essere momenti difficili e critici, momenti di dispiacere, rimpianti e fallimenti – proprio durante questi momenti possiamo scegliere di entrare e alimentare il circolo vizioso creato da tristezza – rimpianti – paure – risentimenti – vittimismo – malessere – nei casi più gravi depressione

OPPURE

possiamo scegliere di entrare a far parte e alimentare il circolo virtuoso – ovvero prendere consapevolezza e coscienza di quanto ci sta accadendo – assumersi la responsabilità – perdonare (se stessi o le altre persone) – ricominciare – amare sé stessi per poter amare gli altri.

Come possiamo notare…tutto dipende da noi, da dove indirizziamo le nostre energie, le attenzioni e il pensiero. A noi e a voi la scelta.

“Sviluppare l’autostima è importante perché: “La mente apprezza ciò a cui dà attenzione.”

Ciò che non apprezza, lo lascia da parte.

Ciò che apprezza in modo continuo lo prende sul serio e ci crede.

Ciò che crede e prende sul serio, finisce per realizzarlo”.

Autore Ignoto

Fonte: “I segreti dell’autostima” Barbara Dobbs e Rosette Poletti

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Come tenere monitorati i nostri risultati

Per rispettare ogni piano d’azione, indipendentemente dal settore, dalla complessità e dalla grandezza, bisogna partire con il primo passo. Il segreto è quello di incamminarsi lungo quel sentiero compiendo anche la più piccola azione, quasi impercettibile, per cambiare anche solo di un grado la nostra direzione ed essa ci permetterà di intraprenderne altre, che saranno la conseguenza naturale di quell’atto di coraggio che ci siamo concessi all’inizio.

Perché è importante avere un metodo per monitorare i risultati?

Potrebbe capitare che durante il percorso ci siano momenti e situazioni scoraggianti e difficili da superare, e proprio in questi momenti è fondamentale avere la consapevolezza di tutto il lavoro svolto fino a quel momento, e soprattutto di tutte le energie investite per avviare il progetto iniziale.

Leggendo un articolo di Virginio De Maio, autore e ricercatore, ho sposato il metodo che ha creato, e personalmente lo trovo molto efficace per tenere monitorato l’andamento del mio piano d’azione, tutte le volte che ho la sensazione di perdere l’orientamento e il controllo delle mie azioni. Il protocollo che ha creato Virginio De Maio è S.C.A.L.A, che è molto semplice da ricordare se si vuole considerare che per realizzare un progetto bisogna salire la propria scala gradino dopo gradino e passo dopo passo.

Questo acronimo si può così sintetizzare:

S – “situazione futura” – riprendendo alla mano il nostro piano d’azione ci focalizziamo sul progetto che vogliamo realizzare, o sulla situazione futuro che intendiamo raggiungere, e tutto ciò ci permetterà di ricordare perché siamo partiti e qual è la nostra direzione.

C – “consapevolezza” – prendersi il tempo necessario per contemplare tutto il lavoro che si è fatto dal punto di partenza ad oggi.

A – “autostima” – come vi fa sentire realizzare che rispetto al punto di partenza avete fatto dei passi in avanti per avvicinarvi al risultato desiderato? Quanto ha alimentato la sicurezza in voi stessi?

L – “leva motivazionale” – arrivati a questo punto che cosa ti manca per fare il passo successivo? Di quali strumenti hai bisogno per salire sul gradino superiore del tuo piano d’azione?

A – “azione” – ora che hai individuato che cosa ti serve per andare oltre, il passo successivo è rispondere alla domanda: che cosa puoi fare per andare al livello successivo del tuo piano d’azione? Quale sarà il prossimo passo che puoi compiere lungo il tuo viaggio e continuare il tuo percorso?

Rispondendo a queste domande avremo la possibilità di realizzare tutti quei passaggi che abbiamo già svolto e che ci hanno dato la spinta per iniziare a muoverci, ci permetterà di realizzare tutto il lavoro che è già stato fatto e soprattutto ci aiuterà a capire cosa ci manca per continuare il nostro viaggio.

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Come strutturare un piano d’azione efficace

Vi siete mai chiesti perché la maggior parte dei buoni propositi all’inizio dell’anno falliscono nei primi 30/45 giorni?

E perché la maggior parte di noi cade in questa trappola ogni anno come se fosse il primo?

Io me lo sono chiesto perché è capitato anche a me più di una volta e ho capito una cosa fondamentale che voglio affrontare con voi in questo articolo.

Ho capito che mi mancava un elemento indispensabile per rimanere concentrata e determinata nella realizzazione dei miei desideri, e questo ingrediente era LO SCOPO.

Perché volevo raggiungere quegli obiettivi?

Dove sarei arrivata in seguito?

E se non li avessi raggiunti cosa mi sarebbe successo?

Domande alle quali evitavo di rispondere, continuando a penalizzare me stessa perché non ero in grado di realizzare quei buoni propositi così ben preparati.

Da questa lezione nasce il primo invito:

Procurati carta e penna, fermati, respira e fai un passo indietro, osserva lo scenario da una prospettiva diversa, più ampia e chiediti:

–          Perché è importante per te effettuare quel cambiamento, raggiungere quel determinato traguardo?

–          Qual è la vera motivazione che ti spinge a voler ottenere risultati diversi?

–          A cosa sei disposto a rinunciare per arrivare fino in fondo?

–          Quali competenze e capacità vuoi acquisire per realizzare il tuo desiderio?

–          Quali saranno gli indicatori concreti che ti faranno dire “CE L’HO FATTA!”? Come ti sentirai? Quali sensazioni proverai? Come ti comporterai?

Una volta che avrete risposto a queste domande e sarete soddisfatti delle risposte potremo passare alla redazione del vero piano d’azione che comprenderà:

–          Le azioni

–          Le risorse (disponibili e quelle di cui abbiamo bisogno)

–          Date, orari, scadenze

–          Obiettivi (possiamo utilizzare diversi modelli come SMART o SWOT) per fissarli.

–          Eventuali ostacoli che possiamo incontrare con le rispettive e potenziali soluzioni.

È inutile creare tabelle, to do list e piani spaziali se prima non individuiamo il perché, qual è lo scopo, la motivazione, gli stimoli e la direzione che ci spinge ad agire ogni singolo giorno.

Vi riporto qui una considerazione tratta dal libro di Simon Sinek “Partire dal perché” e che vi suggerisco di leggere anche solo per piacere.

“Se si parte dalle domande sbagliate, se non si comprendono le cause, allora anche le risposte più corrette finiranno con il portarci sulla strada sbagliata…prima o poi…”

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Le resistenze al cambiamento

Quali sono quei limiti mentali e quelle resistenze che ci impediscono di ottenere i risultati che desideriamo affrontando i cambiamenti necessari per migliorare la qualità della nostra vita?

A volte abbiamo chiaro nella nostra mente la direzione in cui vogliamo andare e la destinazione finale, ma facciamo fatica a intraprendere quella strada che ci porterà alla meta tanto desiderata.

Come dicevo nell’articolo precedente uno degli ostacoli più grandi può essere l’incertezza di tutte le dinamiche che stanno dall’altra parte del cambiamento, e questo forse è il limite più comune ed evidente a tutti noi.

Ci sono inoltre alcuni freni meno evidenti, ma altrettanto pericolosi, che ostacolano il nostro percorso nel quotidiano e che facciamo più fatica ad individuare, se non siamo abituati.

Uno di questi è rappresentato dalle nostre convinzioni ovvero dai nostri principi, le idee e le opinioni che abbiamo di noi stessi, delle persone che ci circondano, perché’ tutte influenzano direttamente la qualità dei risultati che otteniamo, e di quello che ci accade. Possiamo individuare due macro famiglie di convinzioni: quelle potenzianti e quelle depotenzianti.

Le prime sono quelle che ci influenzano in maniera positiva confermando i nostri pensieri e di conseguenza le nostre azioni, le seconde sono quelle che incidono negativamente sui nostri pensieri e sulle nostre azioni, e sicuramente questa seconda categoria è la più pericolosa in quanto se mal gestita ci impedisce di non agire e di conseguenza di rimanere dove siamo.

Come facciamo a prendere consapevolezza delle nostre convinzioni e capire se sono funzionali oppure no?

Uno dei metodi più rapidi è quello di scrivere ogni convinzione, idea o pensiero ridondante, prendere consapevolezza del flusso presente nella nostra testa e nella nostra mente per poi soffermarsi su ognuna di queste per analizzarne la qualità. Il secondo metodo è quello di prestare attenzione ai riferimenti che hanno contribuito alla creazione delle convinzioni, e i riferimenti da prendere in considerazione si riferiscono principalmente a 3 aspetti:

  • Interni (il nostro dialogo interno, la vocina che ci accompagna ovunque)
  • Esterni (le persone che frequentiamo, l’ambiente in cui viviamo e le energie che questi due elementi creano)
  • L’immaginazione (detta in maniera più semplice – tutti i film mentali che ci creiamo).

In questo caso gli unici responsabili della qualità dei nostri pensieri e successivamente delle nostre azioni siamo solo ed esclusivamente NOI STESSI.

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Il potenziale nascosto

In ognuno di noi ci sono risorse e potenzialità che aspettano di emergere e di essere scoperte,  ma spesso noi non siamo purtroppo in grado di ascoltare e riconoscere le nostre vocazioni e le nostre inclinazioni, anche perché le persone che ci circondano possono creare alcune interferenze che vanno a confondere ed offuscare la nostra mente, al punto di allontanarci dal cammino in quella che è la strada della nostra realtà.
Molte volte ci attribuiamo o ci vengono attribuite delle etichette dalle quali è poi difficile sbarazzarsi, poiché il mondo esterno cerca di collocarci in caselle da cui poi risulta complicato uscirne.

La bella notizia per fortuna esiste sempre e in questo caso ci viene portata dal padre del Coaching, John Whitmore, che sostiene la tesi che per scoprire il nostro potenziale e fare in modo che questo prenda vita dobbiamo fare in modo di spogliarci di tutte le interferenze interne ed esterne. Più facile a dirsi che a farsi 🙂

Questa filosofia la ritroviamo anche nel mondo della Midfulness, che è la pratica del prestare attenzione e del vivere pienamente il presente senza preoccuparci del futuro e senza rimuginare sul passato. In questo caso le interferenze sono di natura interiore e causate da pensieri e riflessioni che ci portano a viaggiare altrove con la mente portandoci lontani dal “Qui e ora”.
I maestri zen ci insegnano che la nostra felicità dipende dalla libertà della nostra mente e dalla capacità di uscire fuori dagli schemi che ci siamo creati nel tempo.
Quello che possiamo fare per intraprendere questo meraviglioso viaggio verso l’autoconsapevolezza è di iniziare ad osservare il flusso dei nostri pensieri, senza giudicare quello che proviamo e pensiamo, per poi successivamente rispondere ad alcune di queste domande:
 – Che cosa deve accadere nella tua vita per sentirti pienamente realizzato?
 – Cosa impedisce al tuo potenziale di esprimersi liberamente?
 – Qual è il principale ostacolo interiore che non ti permette di esprimere il tuo potenziale?


Cerca di rispondere sempre in forma scritta a queste domande e dopo averlo fatto immagina di vivere anche per un giorno solo una nuova vita dove manifesti a te stesso e agli altri questa tua vocazione e questo tuo potenziale, osservando le sensazioni scoprirai che puoi essere di più e che tutto quello che ti serve è già dentro di te, devi solo lasciargli il giusto spazio per affiorare, emergere e manifestarsi.

La differenza tra come le cose ci appaiono e come invece sono realmente determina la nostra felicita” cit. zen

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I Bisogni che cerchiamo di soddisfare inconsapevolmente



Nell’arco della nostra giornata soddisfiamo un’infinità di bisogni senza rendercene conto. Dormire, bere, mangiare, abbracciare una persona a noi cara, poltrire e guardare il programma televisivo preferito sono tutte azioni che facciamo quotidianamente e quasi in maniera automatica senza nemmeno prestare più particolare attenzione. Ma perché lo facciamo e che cosa ci spinge a soddisfare i nostri bisogni?

Maslow, psicologo statunitense, ha realizzato “La piramide dei bisogni”, in cui essi vengono suddivisi in categorie, ognuna delle quali è rappresentata dalla motivazione che ci spinge a realizzarli. Di seguito vi invito a riflettere sulle famiglie motivazionali che ci spingono ad agire e soddisfare i nostri bisogni primari per poi andare oltre fissando nuovi traguardi da raggiungere.


1. Fisiologia – una categoria che comprende il bisogno di respirare, alimentare il nostro corpo, dormire e in cui sono incluse tutte quelle attività indispensabili per la nostra sopravvivenza.


2. Sicurezza – questa famiglia annovera la sicurezza fisica, quella mentale, famigliare, di salute e di proprietà. Per sentirci sicuri e al sicuro abbiamo bisogno di svolgere attività fisica per essere più forti, abbiamo bisogno di soddisfare la nostra curiosità e apprendere cose nuove per rinforzare la nostra sicurezza mentale, cerchiamo di circondarci di persone con cui stiamo bene insieme, curiamo il nostro corpo e la nostra salute per stare bene soprattutto con noi stessi.

3.Appartenenza – il senso di appartenenza ci fa sentire parte di un insieme, ci permette di condividere, dare e ricevere senza secondi fini e per questo motivo la terza categoria è rappresentata dall’amicizia, dall’affetto famigliare e dall’intimità sessuale.


4. Stima – in questo ramo includiamo l’autostima, l’autocontrollo e la realizzazione personale. Tutti noi prima o poi nel corso della vita sentiamo il bisogno e la necessità di realizzare qualcosa di personale, individuale e unico, perché in questo modo troviamo forse la nostra missione per la quale siamo nati e cresciuti. Un ottimo modo per riuscire a farlo è vivere e creare nuove esperienze, raccogliendo i risultati ottenuti e allineandoli con quelle che sono le nostre passioni, per assicurarci che stiamo seguendo e percorrendo la strada giusta.


5. Autorealizzazione – per Maslow questa categoria è all’apice della sua piramide, perché risulta l’ultimo livello da raggiungere e soddisfare, e per certi versi anche il più difficile. In questo ambito troviamo la moralità, la creatività, la spontaneità, l’assenza di pregiudizi e il problem solving. Spesso è difficile soddisfare questi bisogni perché vanno ed entrano in conflitto con la nostra quotidianità, si scontrano con tutte le circostanze che nel tempo ci siamo creati.


Uno dei modi per provare a soddisfare tutti i nostri bisogni è quello di ASCOLTARE noi stessi, le nostre emozioni e i nostri stati d’animo per cercare di correggere di conseguenza le nostre azioni e non perdere quella direzione già tracciata, ma soprattutto evitare quanto meno di non creare del male a noi stessi.

“Uno dei mali della nostra vita non è rappresentato dal non raggiungere obiettivi, ma dal fatto di non averli nemmeno”

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Cos’è che nascondiamo a noi stessi

Nessun mondo è complesso quanto quello nostro interiore, così ricco di sfumature, dubbi, ambizioni, incomprensioni, sogni, conflitti irrisolti, accettazioni e segreti che abbiamo paura di raccontare a noi stessi per poi doverli riconoscere.
L’universo del nostro mondo interiore è un luogo misterioso dove spesso e volentieri nascondiamo i lati che non vogliamo rivelare ed esternare, li mascheriamo pensando che siano al sicuro e che nessuno sarà mai in grado di entrare in contatto con essi. Hanno davvero un impatto sulla nostra vita quotidiana, al punto di influenzare la nostra personalità e le nostre decisioni?
Assolutamente sì, e questo trova conferma in un pensiero di Buddha:

Tutto quello che siamo è il risultato di ciò che abbiamo pensato“.

A volte però siamo vittime dell’illusione della nostra introspezione, ovvero di quell’immagine distorta e deformata che abbiamo di noi stessi e che ci porta ad accettare, mostrare ed esaltare tutto quello che sappiamo realizzare al meglio, ostentando il fatto di esserne fieri ed orgogliosi.

Quello che invece non vogliamo essere tendiamo a non accettarlo, a disconoscerlo e a rifiutarlo come caratteristica che non ci rappresenta e a maggior ragione identifica. Un altro motivo dell’immagine distorta di noi stessi è rappresentato dal fatto che creiamo le nostre idee basandoci su quello che ci viene detto dagli altri, facendoci talmente influenzare al punto di accettare e credere ciecamente nei loro giudizi, senza poter più riuscire a filtrare e analizzare in profondità i messaggi che percepiamo.
La chiave di svolta sta proprio qui racchiusa:

Abbandonare il giudizio prima di tutto verso sé stessi e di conseguenza verso gli altri

Nessuno sa e potrà mai sapere le motivazioni profonde che ci spingono ad agire in un determinato modo, l’unica persona con la quale dobbiamo fare i conti siamo sempre e solo NOI STESSI. Prendere distanza da quello che ci accade può aiutarci a conoscerci meglio e ad accettare tutte le sfumature della nostra personalità.

Isolatevi nel mondo interiore, lasciate fluire tutti i pensieri cosi’ come arrivano, senza attribuire un giudizio e cercare un qualcosa per identificarvi con essi.

L’osservare questo flusso vi permetterà di accettare la vostra vera natura e solo in questo modo riuscirete ad essere in sintonia con voi stessi.

Tutto il resto arriva dopo.


“Ogni volta che vuoi migliorare qualcosa nella tua vita, c’è solo un posto dove guardare: dentro te stesso” J.Vitali

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