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Cosa possiamo imparare dalle situazioni sfidanti

Negli articoli precedenti abbiamo avuto modo di capire insieme gli effetti dello stress sul nostro organismo e abbiamo scoperto che è anche possibile cambiare le nostre idee in merito a questo fenomeno. E’ vero, ci vuole un grande lavoro su se stessi per sviluppare la consapevolezza necessaria.

Abbiamo scoperto, grazie al contributo di diversi psicologi citati precedentemente e ai diversi test ed esperimenti, che lavorare su di noi per produrre una risposta di sfida allo stress ci permette di focalizzarci sulle nostre risorse, aumentare la concentrazione, sviluppare la resilienza ed accrescere la fiducia e la sicurezza in noi stessi.

Essere consapevoli della propria adeguatezza alle sfide delle vita può fare la differenza tra la speranza e la disperazione, la perseveranza e la sconfitta” K.MG.

Laura Cousino Klein, in seguito ad una ricerca post – dottorato, decise di approfondire gli aspetti sociali dello stress soprattutto osservando gli atteggiamenti femminili. I risultati hanno dimostrato che in condizione di stress, le donne tendono a dedicarsi ad altri, prendendosi cura delle persone che le circondano, come ad esempio quelle della propria famigli, come i propri figli o i propri genitori. Questo impulso di entrare in relazione con chi ci circonda, sostiene la Klein, è una fonte di resilienza, e tale atteggiamento è stato definito dalla ricercatrice “tend – and – befriend”.

Questo tipo di risposta allo stress rappresenta biologicamente la riduzione della paura e l’aumento della speranza, e negli articoli precedenti abbiamo scoperto insieme che lo stress può aiutarci a diventare più concentrati e focalizzati sulla nostra sfida da affrontare.

Un atteggiamento “tend – and – befriend” ci rende più coraggiosi, fornendo quel mix chimico perfetto di neurotrasmettitori che ci aiutano a sviluppare empatia e fiducia, coraggio e propensione all’azione, concentrazione e focus.

Che cosa possiamo imparare dai risultati di queste ricerche?

Sicuramente che nel momento in cui mettiamo a disposizione delle altre persone le nostre risorse e attenzioni siamo noi per primi a trarne beneficio. Riuscire a trasformare attraverso una visione più ampia e globale la fonte del nostro stress ci aiuta a trasformare la risposta che il nostro organismo ci fornisce e di conseguenza a trasformare un segnale che fino a ieri reputavamo negativo in qualcosa di positivo e funzionale.

La psicologa Mc Gonigal ci aiuta a sviluppare questa flessibilità, invitandoci a rispondere ad alcune domande, come ad esempio:

  • “Che tipo di impatto positivo desidero avere sulle persone che mi circondano?”
  • “Quale scopo mi inspira nella vita, o nel lavoro?”
  • “Quali cambiamenti desideri determinare?”

Una domanda alla quale vi invito io a rispondere è invece la seguente:

  • La situazione che oggi reputate stressante, mi aiuterà a realizzare ciò che desidero per il mio domani?

Se la risposta a quest’ultima domanda è affermativa, allora non vi resta che impegnarvi a trasformare la vostra percezione dello stress e indirizzare le vostre energie alla realizzazione dei vostri progetti professionali e personali.

D’altronde se fate mente locale sugli eventi della vostra vita, vi renderete conto che dai momenti più sfidanti e impegnativi sono nate nuove opportunità che avranno cambiato definitamente il corso della stessa.

“Le avversità, possono generare resilienza” Mark Seery

Per concludere questo articolo voglio condividere con voi un esercizio che ho trovato molto utile nel libro “Il lato positivo dello stress”, e che vi consiglio caldamente di leggere.

“Ripensate un’esperienza stressante del vostro passato, in occasione della quale avete perseverato o appreso qualcosa di importante. Prendetevi un po’ di tempo per riflettere su ciò che quella vicenda vi ha insegnato a proposito dei vostri punti di forza e al modo in cui avete affrontato lo stress. Impostate un timer, concedetevi 15 minuti, e scrivete di quell’evento, rispondendo a una o a tutte le seguenti domande:

  • Cosa hai fatto per aiutarti a superare quella situazione? A quali risorse personali hai fatto riferimento e quali punti di forza hai impegnato? Hai cercato informazioni, consigli, o qualsiasi altro tipo di supporto?
  • Cosa ti ha insegnato questa circostanza rispetto alle modalità con cui affronti le avversità?
  • In che modo questo fatto ti ha reso più forte?

Ora pensate a una situazione attuale che vi mette in difficoltà.

  • A quale di quei punti di forza e a quali risorse puoi attingere in questa situazione?
  • Ci sono abilità di coping o punti di forza che desidereresti sviluppare? Se è cosi, come potresti iniziare a sfruttare questo contesto, inteso come un’opportunità per crescere?”

Rispondendo a queste domande diventerete consapevoli di alcune dinamiche che a volte diamo per scontate e che dimentichiamo, nonostante facciano parte della nostra vita e della nostra esperienza.

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Il paradosso dello stress

Più cerchiamo di scappare da una determinata cosa e più questa ci insegue, e vale anche per lo stress:

Più cerchiamo di evitarlo e più ci stressiamo.

E’ un meccanismo paradossale che ci fa perdere addirittura tutte quelle risorse che invece potrebbero aiutarci ad affrontarlo, e cercare di sfuggire a situazioni stressanti o ai nostri stessi stati d’animo ci porta verso l’autodistruzione.

Quello che possiamo fare è accogliere lo stress, imparare a gestirlo attingendo alle nostre risorse più nascoste e profonde per affrontare le situazioni sfidanti, raggiungere i nostri obiettivi e creare la resilienza, ovvero “il coraggio di crescere a partire dallo stress”.

A chi di noi non è mai capitato di trovarsi ad affrontare situazioni sfidanti e momenti in cui l’agitazione, l’ansia e la preoccupazione salivano? Basta ad esempio ricordare un esame scolastico o universitario.

Quello che siamo soliti fare è imporci di calmarci, respirare e abbassare in qualche modo il livello energetico.

La psicologa Kelly McGonigal ci invita a riflettere, e se fosse invece la strategia sbagliata?

“Quando smetti di resistere, lo stress può dare energia”

Un suggerimento molto funzionale che ci insegna la psicologa sopra citata è considerare quelli che noi chiamiamo i sintomi dell’ansia, ovvero il cuore che accelera il battito, le mani che sudano e cosi via, come uno stato di eccitazione.

“Il confine tra ansia ed eccitazione è sottile”

Accogliere la tensione e definirla come uno stato di eccitazione può davvero cambiare la nostra percezione. Considerarci in grado di gestire le situazioni sotto pressione aumenta la nostra probabilità di poter affrontare la sfida, continuare ad imporci atteggiamenti di calma ci farà finire in quel circolo paradossale dove più penso che mi devo calmare e più mi agito, e più mi agito e più mi impongo di stare calmo.

Riuscire ad interrompere questo circolo vizioso ci aiuterà ad alimentare la fiducia e la sicurezza in noi stessi, altrimenti rischiamo di rafforzare la paura e aumentare la preoccupazione per le prestazioni future.

Nelle situazioni in cui dobbiamo agire sotto pressione, come ad esempio parlare in pubblico, fare un esame, sostenere un colloquio o affrontare una gara, sarebbe eccellente se il nostro corpo e la nostra mente rispondessero in maniera ottimale fornendoci più energia, più concentrazione e più coraggio ad agire attraverso quella che viene definita una risposta alla sfida.

Malgrado ciò, soprattutto quando le convinzioni sullo stress sono negative, si subisce una risposta di attacco o un invito alla fuga, un meccanismo di risposta alla minaccia che ci orienta all’autodifesa.

Anche da un punto di vista fisiologico queste due tipologie di risposte allo stress hanno conseguenze completamente differenti, anche se in entrambi i casi ci prepariamo ad agire (l’esempio più tangibile è l’aumento del battito cardiaco), ovvero:

  • In caso di risposta alla minaccia (Attacco o fuga) – il nostro corpo sta anticipando un eventuale danno fisico e per ridurre al minimo una eventuale perdita di sangue, nel caso di scontro, i vasi sanguigni si contraggono. Questo processo crea squilibri a livello infiammatorio delle cellule e al sistema immunitario che si prepara a riparare i rispettivi danni, e la conseguenza di questo processo è un aumento di malattie cardiovascolari.
  • In caso di risposta di sfida – il nostro corpo percepisce le stesse sensazioni di quando facciamo attività fisica, di conseguenza i vasi sanguigni rimangono rilassati, facendo battere il nostro cuore con più forza e rendendoci più eccitati, pieni di energia ed entusiasmo, più fiduciosi perché la nostra attenzione è focalizzata verso ciò che desideriamo ottenere.

Come possiamo decidere quale risposta ottenere dal nostro corpo?

Essa passa attraverso la consapevolezza di sè, del proprio corpo e dei propri pensieri.

Quando sentite la tensione nel corpo e il battito cardiaco aumentare ricordatevi che sono meccanismi che vi stanno preparando ad attingere alle vostre forze e risorse, le cosiddette “farfalle nello stomaco” indicano che ciò che state facendo è importante.

Quando avvertirete queste sensazioni non sopprimete le vostre energie, ma cambiate la loro direzione e confluitele verso ciò che state per fare, accedendo a tutte le risorse e le forze necessarie per affrontare quella determinata sfida.

Fonte: “Il lato positivo dello stress” Kelly McGonigal

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