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Siamo davvero noi stessi?

Negli articoli precedenti del mese di settembre ci siamo concentrati su come individuare i nostri punti di forza e anche quelli di debolezza, come individuare e cambiare le credenze disfunzionali, come scegliere i nostri valori e quali azioni svolgere per rimanere fedeli ad essi.

La domanda che mi sorge è – se fare però tutto questo lavoro ci permette davvero di essere noi stessi.

La risposta come sempre sta nel mezzo: DIPENDE

Fin da quando siamo bambini veniamo sottoposti ad aspettative più o meno grandi da parte dei nostri genitori, sul buon comportamento, sulla postura, sul rendimento scolastico, e cosi via dicendo.

Tutte queste influenzano inconsciamente il nostro comportamento e ci guidano a fare azioni che siano all’altezza delle aspettative che le altre persone proiettano su di noi. Man mano che cresciamo a questo cerchio si uniscono e si vanno ad aggiungere altre persone come professori, amici, colleghi di lavoro o i nostri responsabili.

Quindi dove sta il confine tra la nostra spontaneità, la nostra autenticità e il nostro modo di costruito di agire ?

Come rimanere fedeli al nostro vero io ?

Lo psicologo Abraham Maslow, nella sua “piramide dei bisogni” definisce l’autenticità un bisogno fondamentale della propria esistenza.

Oggi come oggi, anche attraverso il mondo dei social ognuno di noi a modo suo cerca di soddisfare questo bisogno, rispettando dei canoni che la stessa società e lo stesso mondo dei social impone indirettamente. Le aspettative del mondo esterno influenzano inevitabilmente il nostro comportamento e le nostra azioni, e dunque risulta davvero difficile riuscire ad essere veramente noi stessi.

Gli psicologi descrivono il rapporto tra come vorremmo agire e come agiamo realmente come un rapporto tra i desideri consci e quelli inconsci, e distinguono gli obiettivi espliciti dalle motivazioni implicite che ci guidano. A differenza degli obiettivi espliciti che possono essere dichiarati o meno, le motivazioni implicite non sono cosi chiare, e spesso per conoscerle bisogna affidarsi a una persona esperta o essere in grado di sviluppare una grandissima consapevolezza di se stessi, per scoprire quali sono le nostre leve motivazionali più profonde, ma soprattutto più autentiche.

Un divario troppo ampio tra questi due parametri a lungo andare può provocare sensazioni di disagio, e grazie ai loro studi nel 2005 Nicola Bumann e Julius Kahl (Università di Osnabruck) hanno scoperto che l’incongruenza tra obiettivi e motivazione influisce sul nostro benessere.

Come uscire da questo circolo vizioso?

  • Prendersi del tempo con se stessi
    • Lasciare spazio alle nostre sensazioni più profonde ed ascoltarle senza giudicare
    • Scrivere i nostri pensieri per prendere maggiore consapevolezza
    • Meditare e fare yoga, poiché aiuta tantissimo a entrare in contatto con se stessi.

Come possiamo notare si tratta di far emergere il nostro lato creativo, spirituale ed emotivo proprio perché tutti gli aspetti razionali e cognitivi ci riporterebbero ai nostri obiettivi espliciti.

Il coach Stephen Joseph sostiene che chi tende a non considerare le aspettative altrui riesce a percepire meglio le cose e gli aspetti a cui tiene davvero, e chi riesce a liberarsi dalle interferenze esterne aumenta lo spazio e le energie per entrare in contatto con se stessi.

ATTENZIONE!!!

Impegnarsi ed adeguarsi per essere all’altezza delle aspettative altrui significa contribuire alle relazioni sociali e costruire un buon rapporto con le persone che ci circondano sia in ambito personale che professionale. Quello che ci insegna lo psicologo canadese Delroy Paulhus è che dobbiamo sviluppare la “flessibilità funzionale”, ovvero “l’arte di adattarsi a diverse situazioni” con l’obiettivo di raggiungere le nostre aspirazioni implicite.

Fonte: Rivista Mind (settembre 2021)

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Come tenere monitorati i nostri risultati

Per rispettare ogni piano d’azione, indipendentemente dal settore, dalla complessità e dalla grandezza, bisogna partire con il primo passo. Il segreto è quello di incamminarsi lungo quel sentiero compiendo anche la più piccola azione, quasi impercettibile, per cambiare anche solo di un grado la nostra direzione ed essa ci permetterà di intraprenderne altre, che saranno la conseguenza naturale di quell’atto di coraggio che ci siamo concessi all’inizio.

Perché è importante avere un metodo per monitorare i risultati?

Potrebbe capitare che durante il percorso ci siano momenti e situazioni scoraggianti e difficili da superare, e proprio in questi momenti è fondamentale avere la consapevolezza di tutto il lavoro svolto fino a quel momento, e soprattutto di tutte le energie investite per avviare il progetto iniziale.

Leggendo un articolo di Virginio De Maio, autore e ricercatore, ho sposato il metodo che ha creato, e personalmente lo trovo molto efficace per tenere monitorato l’andamento del mio piano d’azione, tutte le volte che ho la sensazione di perdere l’orientamento e il controllo delle mie azioni. Il protocollo che ha creato Virginio De Maio è S.C.A.L.A, che è molto semplice da ricordare se si vuole considerare che per realizzare un progetto bisogna salire la propria scala gradino dopo gradino e passo dopo passo.

Questo acronimo si può così sintetizzare:

S – “situazione futura” – riprendendo alla mano il nostro piano d’azione ci focalizziamo sul progetto che vogliamo realizzare, o sulla situazione futuro che intendiamo raggiungere, e tutto ciò ci permetterà di ricordare perché siamo partiti e qual è la nostra direzione.

C – “consapevolezza” – prendersi il tempo necessario per contemplare tutto il lavoro che si è fatto dal punto di partenza ad oggi.

A – “autostima” – come vi fa sentire realizzare che rispetto al punto di partenza avete fatto dei passi in avanti per avvicinarvi al risultato desiderato? Quanto ha alimentato la sicurezza in voi stessi?

L – “leva motivazionale” – arrivati a questo punto che cosa ti manca per fare il passo successivo? Di quali strumenti hai bisogno per salire sul gradino superiore del tuo piano d’azione?

A – “azione” – ora che hai individuato che cosa ti serve per andare oltre, il passo successivo è rispondere alla domanda: che cosa puoi fare per andare al livello successivo del tuo piano d’azione? Quale sarà il prossimo passo che puoi compiere lungo il tuo viaggio e continuare il tuo percorso?

Rispondendo a queste domande avremo la possibilità di realizzare tutti quei passaggi che abbiamo già svolto e che ci hanno dato la spinta per iniziare a muoverci, ci permetterà di realizzare tutto il lavoro che è già stato fatto e soprattutto ci aiuterà a capire cosa ci manca per continuare il nostro viaggio.

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