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Come gestire il piacere

Di primo impatto una persona potrebbe anche chiedersi perché dovrebbe imparare a gestire un’emozione cosi gradevole come IL PIACERE.

Come in tutte le cose che ci circondano l’eccesso di qualsiasi genere di piacere potrebbe diventare disfunzionale e distruttivo, per esempio se non gestito e controllato il piacere del cibo si potrebbe trasformare in bulimia o anoressia, il piacere del gioco virtuale si potrebbe trasformare in una dipendenza e potremo continuare all’infinito. Proprio per questo motivo diventa fondamentale imparare ad ascoltare sé stessi, le proprie esigenze ed i rispettivi limiti.

Come si fa a controllare un’emozione come il piacere senza diventare vittima di quest’ultima?

Concedendomi quello che provoca piacere in maniera controllata ed equilibrata, “cosi la trasgressione pianificata permette di tenere sotto controllo il piacere, orientandolo in una direzione costruttiva” G.Nardone.

La felicità, il piacere e il benessere psicofisico ed emotivo rappresentano l’apice della realizzazione personale per ognuno di noi in maniera differente, perché per ognuno di noi questi concetti sono soggettivi e sono frutto di attività simili o completamente diverse.

La chiave come ci insegna il filosofo Georg Lichtenberg è “rendere il migliore possibile ogni istante della vita, da qualsiasi mano del destino ci siamo inviato: in ciò consiste l’arte di vivere”.

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Cosa sono le emozioni e perché sono tanto importanti nella nostra vita?

 Se vogliamo seguire una definizione scientifica le emozioni sono le risposte del nostro organismo a tutti gli stimoli interni ed esterni ad esso, e come sostiene il professor Nardone “le emozioni sono competenze senza comprensione”.

Le emozioni stanno alla base del nostro comportamento all’interno della società, tutte le esperienze emozionali lasciano un segno e un ricordo che influiscono sulla creazione della nostra storia, degli schemi e dei modelli che ci accompagnano per tutta la vita.

Quante sono le emozioni e come vengono classificate?

Ci sono diverse teorie al riguardo e diverse classificazioni. Paul Ekman ha definito come universali le seguenti emozioni: paura, gioia, disgusto, rabbia, disprezzo, sorpresa e vergogna, e successivamente ha riclassificato queste emozioni in primarie e secondarie.

Robert Plutchik basandosi sugli studi darwiniani individua quattro coppie di emozioni primarie: paura e rabbia, tristezza e gioia, sorpresa e attesa, disgusto e accettazione.

Theodore Kemper ha avuto un approccio alternativo, ovvero ha selezionato tutte le emozioni universalmente citate da tutti gli studiosi individuandone in questo modo quattro emozioni primarie che accomunavano tutti gli altri. Esse nello specifico sono:

PIACERE – PAURA – RABBIA – DOLORE

Se imparassimo a gestire e riconoscere queste quattro emozioni di base saremmo in grado di farlo anche per tutte le altre.

Spesso a causa delle generalizzazioni e distorsioni siamo abituati a chiamare emozione qualsiasi stato d’animo o atteggiamento con cui ci scontriamo quotidianamente. Le nostre emozioni sono simili ma diverse per ognuno di noi, perché dipendono e scaturiscono dal nostro sistema percettivo interno ed esterno, e la sensibilità di quest’ultimo è legata a diversi aspetti che abbiamo visto nei vari articoli su questo blog, come ad esempio l’ascolto di se stessi.

Nei prossimi articoli vedremo nel dettaglio le caratteristiche delle quattro emozioni sopra indicate e analizzeremo insieme come le poterle gestire al meglio.


Fonte: “Emozioni istruzioni per l’uso” Giorgio Nardone

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