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Risolvere i problemi in 6 mosse

Nell’articolo della scorsa settimana abbiamo scoperto insieme l’importanza di risolvere i problemi, ma questo sono sicura che lo avete imparato anche sulla vostra pelle, scoprendo e vivendo anche le soddisfazioni che si provano quando si porta a casa una vittoria.

Oggi voglio approfondire, insieme a voi, 6 mosse per affrontare in maniera efficace e flessibile problemi di qualsiasi natura, che siano in ambito personale, professionale o famigliare.

Vi invito a leggere l’articolo fino alla fine per portarvi a casa un modello pratico e funzionale, e per il suo scopo mi sono ispirata ad alcuni libri che vi svelerò in seguito, per approfondire l’argomento ed arricchire la vostra crescita personale.

Il processo di Problem Solving strategico, definito dal professor Giorgio Nardone come “L’arte di trovare soluzioni a problemi irrisolvibili” prende vita dal processo di ricerca scientifica secondo cui il famoso epistemologo Karl Popper indicava 6 fase per condurre e osservare una ricerca.

  1. Individuare il problema.
    Per assicurarmi di risolverlo nel migliore dei modi devo prima di tutto definire la sua natura e le sue caratteristiche. Spesso, se non sempre, ci focalizziamo sul perché una determinata cosa si verifica nella nostra vita, e come avevo accennato nell’ultimo articolo, questo approccio è disfunzionale perché ci tiene vincolati al passato dove tutto ebbe inizio, e vincolandoci ad esso non ci aiuterà a risolvere la questione.

“Sono le soluzioni che spiegano i problemi e non viceversa

Come si definisce un problema e le sue caratteristiche?
Rispondendo alle seguenti domande:

  • Cos’è effettivamente il problema?
  • Chi ne è coinvolto?
  • Dove si verifica?
  • Quando appare? Sempre o solo in particolari circostanze?
  • Come funziona? Come si manifesta?

Definire in questo modo un problema ci aiuta ad osservarlo da più punti di vista e con prospettive diverse rispetto alle nostre solite idee e rigide interpretazioni.

2. Si studiano le “Tentate Soluzioni”

Quali sono quelle azioni che abbiamo già attuato per cercare di risolvere il problema e soprattutto con quali esiti? Positivi o Negativi?

Questo passaggio ci permetterà di individuare il modo attraverso il quale siamo soliti intervenire per affrontare le nostre sfide, ci porterà soprattutto ad una nuova consapevolezza nel caso in cui ci rendessimo conto di applicare strategie disfunzionali, e ci farà capire che tutto ciò che non funziona e non ci porta il risultato che desideriamo va abbandonato immediatamente.

Se il nostro solo strumento è un martello, ogni problema assomiglierà ad un chiodo da battere” Bill Gates

Continuare a replicare strategie che non funzionano o che hanno funzionato in passato e in altre circostanze diventa dispersivo e inutile per risolvere il problema in essere.

3. Ricerca di soluzioni alternative

Il terzo passaggio, come si può intuire, riguarda la ricerca delle possibili soluzioni che possiamo attuare, e la nostra creatività in questa fase è un’ottima alleata.

Il mio suggerimento personale è quello di prepararsi a dover attuare tante e diverse soluzioni, i famosi piani A, B, C e via dicendo.

4. Applicare le strategie escogitate al punto precedente

La chiave di svolta di questa quarta fase sta nel partire in piccolo, apportare il minimo cambiamento fin da subito, Lao Tzu insegna:

Ogni lungo viaggio inizia con un primo passo

Spesso l’dea di dover cambiare una determinata cosa in maniera drastica, radicale e in tempo zero ci spaventa, ed ecco che l’ancora di salvataggio diventa la strategia dei piccoli passi.

5. Misurare gli effetti

Il penultimo passaggio ci permette di valutare, osservando i risultati che otteniamo passo dopo passo, e in questo modo il punto N.6 arriva in maniera molto naturale.

6. Aggiustare la strategia d’intervento per renderla più efficace.

Se misurando gli effetti ci dovessimo rendere conto che qualcosa non funziona e che i risultati che stiamo ottenendo non sono quelli che progettavamo, possiamo apportare tutte le modifiche che riteniamo più opportune.

Questo approccio molto flessibile e adattabile ci aiuta a risolvere le nostre “rogne” a sviluppare quella capacità di adattamento e quel senso di realizzazione e soddisfazione impagabile che viviamo quando riusciamo ad ottenere ciò che desideriamo.

La nostra felicità dipende da molteplici fattori, alcuni possono essere soggettivi e altri oggettivi.

Il mio personalissimo invito è quello di appassionarti a cose, avvenimenti e situazioni che ti rendano felice, cerca sempre di coltivarle e alimentarle, e se dovesse capitare di inciampare in qualche problema ora conosci un modo per affrontarli passo dopo passo, trasformando quella particolare difficoltà in opportunità per crescere e migliorare.

La prossima settimana parleremo di come sbarazzarsi delle “rimandite” e vedremo insieme alcuni spunti pratici e immediati per smettere di procrastinare.

Un abbraccio

Natalia

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Perché risolvere i problemi ci rende più felici?

Immagino che l’anno nuovo sia iniziato con un sacco di buoni propositi e un elenco di cose da fare e non fare, da avere e non avere, anche nell’ultimo articolo abbiamo parlato dell’importanza di scegliere con cura le proprie battaglie e di dove indirizzare le nostre energie.

In questo articolo scopriremo insieme alcuni aspetti, soffermandoci su uno in particolare, che ci rende davvero felici, alimentando anche la nostra autostima e la sicurezza in noi stessi.

Ora, immagina per un attimo di essere a fine anno e di aver realizzato tutti, e dico tutti i tuoi buoni propositi fissati a gennaio. Osserva bene le sensazioni che avverti, la soddisfazione che provi, il sorriso soddisfatto che ti avvolge e quella vocina dentro la tua testa che ti urla “Grandissim*, ce l’hai fatta!!!

Eh lo so, si sta che è una meraviglia 😉

Ma ahimè, o per fortuna (dipende dai punti di vista), siamo solo all’inizio della nostra maratona.

E voi lo sapete meglio di me che lungo questo tragitto ci sono momenti di grande euforia e positività, ma anche di sconforto e insicurezza e altri ancora in cui affrontare certe situazioni non fa altro che alimentare l’ansia da prestazione, da risultato, e come se non bastasse le ansie che arrivano dal mondo esterno, come ad esempio le aspettative familiari o sociali.

E qui mi vengono in mente le parole di Lev Tolstoj “Tutte le famiglie felici si somigliano, ogni famiglia infelice è invece disgraziata a modo suo

Che cosa ci rende davvero felici oggi? Come si misura la felicità? Quanto dura?

Leggendo il libro di Mark Manson mi sono imbattuta in questa frase che mi ha illuminato:

I problemi sono finiscono mai; vengono solo sostituiti e/o potenziati. La felicità nasce dalla loro risoluzione

Ora, ripensate a tutte quelle volte in cui avete risolto un problema, come vi siete sentiti?

Quali sensazioni avete provato? Di sicurezza in voi stessi, di realizzazione personale o professionale?

Sofferenza e dolore fanno parte della vita di ognuno di noi, una persona ricca sarà preoccupata per la sua ricchezza, quella povera sarà preoccupata su come arrivare a fine mese e sfamare la famiglia, chi soffre per la propria insoddisfazione professionale o ha paura di perdere quello che ha conquistato.

Tutti questi stati d’animo si trasformano in realizzazione, soddisfazione e piacere nel momento in cui vengono risolti i rispettivi problemi, la persona ricca trova una soluzione per gestire il suo patrimonio in sicurezza, quella povera trova un lavoro ben retribuito e via discorrendo.

Accettando quanto prima che la sofferenza è parte indispensabile e fondamentale per la nostra evoluzione come esseri umani diventiamo consapevoli e in grado di andare oltre, alla fase successiva.

Questo articolo non vuole essere l’ennesima lezione di vita su come accettare gli aspetti negativi, essere resilienti e perseverare, anzi, continua a leggere e scoprirai qualcosa di molto interessante e soprattutto utile.

La felicità arriva solo quando scopri quali sono i problemi che ti diverti ad avere e risolvere

I tipi di problemi da risolvere variano a seconda delle persone, del contesto, del genere di problema tangibile come ad esempio vincere una gara o perdere 5 kg, oppure intangibili come ad esempio migliorare il rapporto con la tua amica o ritrovare la motivazione, ma il concetto rimane invariabile: “Risolvi un problema, sii felice

Come in tutte le situazioni anche qui ci imbratteremo in diverse sfumature e atteggiamenti in base alle persone che incontreremo, potremo trovare i negazionisti, coloro che negano l’esistenza di qualsiasi problema nella propria esistenza, e per credere a questa tesi sono costrette a creare realtà alternative per distrarsi da quella vera. Oppure potremo trovare un’altra categoria molto affascinante, ovvero i vittimisti, e state pur certi che questa categoria sarà sempre pronta ad incolpare tutti tranne che loro stessi per le proprie disgrazie.

Se non appartenete a nessuna di queste due categorie o volete fare un cambio di paradigma allora procediamo con la scoperta di quello che è lo strumento indispensabile per incrementare la felicità.

Come risolvere i problemi in maniera efficace?

Sono sicura che ognuno di noi possiede il proprio modello di come risolvere i problemi di qualsiasi natura, un modello costruito negli anni, grazie alle infinite esperienze passate che vi hanno insegnato cosa funziona e cosa non funziona.

Sono anche sicura che almeno una volta nella vita la prima reazione che avete avuto di fronte ad un problema sia stata: “Ma noooo, capitano tutte proprio a me? Ma perchè? Cosa ho fatto di male?”

Quante volte ti è capitato?

Ecco, il punto sta proprio qui, cercare una soluzione nel passato chiedendosi il perché è successo, non ci aiuterà a trovare una soluzione, anzi, ci terrà vincolati al passato impedendoci di andare oltre e spostare il nostro focus verso una o più soluzioni funzionali che ci permettano di risolvere il problema e di conseguenza essere felici.

“Troppo spesso, di fronte a un problema, si ha la tendenza a cercare la spiegazione piuttosto che la soluzione.” Giorgio Nardone

Nel prossimo articolo, tra una settimana, scopriremo insieme quali sono le fasi più funzionali, efficaci e soprattutto flessibili per risolvere un problema.

Non perderti l’articolo perché all’interno troverai chicche preziose per arricchire e migliorare le tue capacità da Problem Solver.

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Natalia Caragia Mental Coach

Resilienza

Che cos’è, come svilupparla e perché è importante

La definizione di resilienza è: in psicologia, la capacità di un individuo di affrontare e superare un evento traumatico e di difficoltà, ed è un processo attraverso il quale si creano nuove competenze e obiettivi per affrontare una sfida.

Come insegnano rispettivamente Chiodini – Meringolo e Nardone nel libro “Che le lacrime diventino perle” resilienti non si nasce, questa capacità si costruisce con un allenamento costante.

In questo articolo vedremo alcuni modi per lavorare sulla nostra resilienza ed imparare ad affrontare le sfide e le situazioni impegnative con spirito da problem solver, in grado di fare le scelte più adatte al nostro benessere psico emotivo.

“Quello che non mi uccide mi rende più forte” Friedrich Nietzsche

Qualsiasi genere di esperienza che viviamo ci cambia il modo di pensare, il modo di agire e di comportarci. Soprattutto le situazioni dolorose e sofferenti possono portarci a reagire subito focalizzandoci sulla soluzione o sul processo di guarigione oppure possono farci cadere nel vittimismo, togliendoci ogni forza e voglia di vivere.

La differenza tra questi due approcci sta nella resilienza, ovvero come abbiamo scritto sopra la capacità di creare nuove competenze e obiettivi per affrontare la sfida. Questa competenza si sviluppa con tempi molto lenti perchè richiede lo spazio necessario per trasformare il dolore e la sofferenza in risorsa, il tempo necessario per assorbire gli urti e studiare la strategia più adatta per agire, a differenza del coraggio che invece è una competenza più immediata che si può verificare in diverse situazioni e circostanze.

Per cercare di tenere testa alle nostre sfide personali e professionali attingiamo al nostro lato più creativo oppure mettiamo in atto soluzioni che hanno funzionato in passato, se siamo fortunati la prima strategia ci salva altrimenti nel secondo caso, non sempre ciò che ha funzionato in passato può funzionare anche nel presente o nel futuro, con il rischio di inciampare in alcune trappole disfunzionali che ci impediscono di sviluppare la resilienza ovvero:

  • “Costruire la fortezza della sicurezza”
    Cercare conferme e sicurezze esterne per evitare ogni minimo rischio di sbagliare. Rimanere vittime di questa trappola e molto semplice in quanto più cerchiamo di avere il controllo su una determinata cosa e più lo perdiamo, perchè la ricerca costante di sicurezze esterne non alimenta affatto la nostra capacità di tenere testa agli errori ed imparare da essi, cercare di anticipare gli avvenimento e il loro flusso naturale non diminuirà il rischio di sbagliare.
  • “Rimandare, delegare, rinunciare”
    Proprio la paura di esporsi per non sbagliare farà nascere dentro di noi un circolo vizioso tra il rimandare l’esposizione a quella situazione, delegarla ad altri ed eventualmente rinunciare. Prendiamo come esempio chi ha paura di parlare in pubblico, che evitare di esporsi cercherà di rimandare il più possibile l’evento o la situazione in causa o altrimenti cercherà di delegarla appunto ad altri o addirittura a rinunciare nei casi in cui la paura diventi invalidante.

Per sviluppare la resilienza occorrono invece strategie funzionali e soprattutto diverse da quelle che non hanno portato risultati in passato, e sicuramente uno degli strumenti più potenti in assoluto è apprendere e applicare la capacità di Problem Solving Strategico, perchè questo modello ci permette di sviluppare la flessibilità comportamentale necessaria per affrontare qualsiasi sfida attraverso l’analisi dettagliata del problema.

  • Come funziona il problema?
  • Chi è coinvolto?
  • Da quanto tempo si verifica?

Un’altra analisi molto curiosa e interessante che possiamo fare riguarda le esperienze passate, o meglio le strategie che abbiamo messo in atto per risolvere i nostri problemi e cercare di capire se i modelli che abbiamo messo in atto hanno funzionato oppure no.

Questi due passaggi sono fondamentali per iniziare a sviluppare una flessibilità nei confronti delle sfide che dobbiamo affrontare e osservare qualsiasi situazione da punti di vista diversi.

Affronteremo il modello di Problem Solving Strategico in un secondo momento e in maniera più dettagliata.

Fonte: “Che le lacrime diventino perle” Chiodini – Meringolo – Nardone

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