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Gli effetti dello STRESS

Vi siete mai soffermati a riflettere sugli effetti dello stress?
Secondo voi è un fenomeno funzionale o disfunzionale per il nostro organismo?

Leggendo il libro “Il lato positivo dello stress” della psicologa Kelly McGonigal ho realizzato che le mie credenze nei confronti di questo fenomeno che si verifica quasi quotidianamente sono cambiate, parafrasando la psicologa Alia Crum il modo in cui pensiamo a qualcosa può trasformare l’effetto che ha su di noi mentalmente e fisicamente.

Durante i momenti di stress nel nostro corpo aumentano la concentrazione di cortisolo e il deidroepiandrosterone (DHEA), ovvero gli ormoni dello stress, che in questo caso hanno due ruoli diversi.

Il cortisolo ci aiuta a trasformare gli zuccheri e il grasso in energia, migliorando la capacità del cervello di utilizzarla.

Il DHEA è un neurosteroide, ovvero un ormone che contribuisce alla nostra crescita facendoci diventare più forti in seguito a esperienze stressanti.

Il rapporto dei valori di questi due ormoni (chiamato indice di crescita delle risposta dello stress) giocano un ruolo fondamentale soprattutto sugli effetti a lungo termine dello stress, perché i livelli troppo alti di cortisolo influenzano il peggioramento del sistema immunitario, mentre i livelli troppo alti di DHEA comportano una riduzione di ansia e depressione. Un indice di crescita elevato, che corrisponde a livelli di DHEA superiori rispetto al livello di cortisolo, ci aiuta a crescere e migliorare le nostre capacità sotto stress, sviluppando cosi la perseveranza e la resilienza.

Gli effetti che lo stress ha su di noi e sulla nostra vita dipendono molto dalla nostra Forma Mentis, ovvero da tutte quelle convinzioni e idee, frutto delle nostre esperienze e apprendimenti, che guidano i nostri comportamenti, e K. McGonigal lo associa ad un filtro attraverso il quale si osserva il mondo.

Attraverso gli studi sullo stress la psicologa Crum ha dimostrato che chi ha delle convinzioni positive sugli effetti di quest’ultimo vive una vita più felice, trasformando le difficoltà in opportunità e sfide da affrontare, e in quest’ottica credere che lo stress faccia bene diventa una profezia che si auto avvera.

Anche se le nostre convinzioni sono frutto delle nostre esperienze passate e delle influenze che abbiamo subito in ambito famigliare o sociale, non significa che siamo condannati a vivere credendo solo in quelle. La nostra personalità, cosi come le nostre idee, pensieri e convinzioni, possono cambiare e prendere la direzione che decidiamo proprio noi stessi, e il primo passo potrebbe essere proprio quello di iniziare a credere che sia possibile farlo.

Come fare questo cambio di mindset?

La psicologa Kelly McGonigal ci suggerisce 3 passaggi, ovvero:

  1. Apprendere un nuovo punto di vista” rispetto ad un determinato argomento. Se appartenete alla categoria di quelli che credono al concetto che lo stress fa male, potete esercitarvi su questo esempio.

  2. Fare un esercizio che incoraggi ad adottare e applicare il nuovo atteggiamento” Rimanendo sull’episodio di prima, credenze sullo stress, la prossima volta che vi sentite stressati osservate attentamente quali sono i senali che il vostro corpo vi invia, perché magari il cuore che batte più forte e più velocemente è semplicemente una conseguenza del fatto che stanno aumentando i livelli di ossitocina e adrenalina, per prepararvi ad agire al meglio delle vostre forze riducendo la risposta alla paura e incentivando il coraggio ad agire.

  3. Offrire un’opportunità per condividere l’idea con altre persone” Far presente questo nuovo punto di vista ai vostri amici e conoscenti potrebbe aiutarvi a condividere nuove idee e a far riflettere anche le persone che vi circondano.

Nei prossimi articoli approfondiremo insieme quali altri aspetti sono nascosti dietro ai vari meccanismi che scatenano lo Stress.

Fonte: “Il lato positivo dello stress” Kelly McGonigal

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Natalia Caragia Mental Coach

Resilienza

Che cos’è, come svilupparla e perché è importante

La definizione di resilienza è: in psicologia, la capacità di un individuo di affrontare e superare un evento traumatico e di difficoltà, ed è un processo attraverso il quale si creano nuove competenze e obiettivi per affrontare una sfida.

Come insegnano rispettivamente Chiodini – Meringolo e Nardone nel libro “Che le lacrime diventino perle” resilienti non si nasce, questa capacità si costruisce con un allenamento costante.

In questo articolo vedremo alcuni modi per lavorare sulla nostra resilienza ed imparare ad affrontare le sfide e le situazioni impegnative con spirito da problem solver, in grado di fare le scelte più adatte al nostro benessere psico emotivo.

“Quello che non mi uccide mi rende più forte” Friedrich Nietzsche

Qualsiasi genere di esperienza che viviamo ci cambia il modo di pensare, il modo di agire e di comportarci. Soprattutto le situazioni dolorose e sofferenti possono portarci a reagire subito focalizzandoci sulla soluzione o sul processo di guarigione oppure possono farci cadere nel vittimismo, togliendoci ogni forza e voglia di vivere.

La differenza tra questi due approcci sta nella resilienza, ovvero come abbiamo scritto sopra la capacità di creare nuove competenze e obiettivi per affrontare la sfida. Questa competenza si sviluppa con tempi molto lenti perchè richiede lo spazio necessario per trasformare il dolore e la sofferenza in risorsa, il tempo necessario per assorbire gli urti e studiare la strategia più adatta per agire, a differenza del coraggio che invece è una competenza più immediata che si può verificare in diverse situazioni e circostanze.

Per cercare di tenere testa alle nostre sfide personali e professionali attingiamo al nostro lato più creativo oppure mettiamo in atto soluzioni che hanno funzionato in passato, se siamo fortunati la prima strategia ci salva altrimenti nel secondo caso, non sempre ciò che ha funzionato in passato può funzionare anche nel presente o nel futuro, con il rischio di inciampare in alcune trappole disfunzionali che ci impediscono di sviluppare la resilienza ovvero:

  • “Costruire la fortezza della sicurezza”
    Cercare conferme e sicurezze esterne per evitare ogni minimo rischio di sbagliare. Rimanere vittime di questa trappola e molto semplice in quanto più cerchiamo di avere il controllo su una determinata cosa e più lo perdiamo, perchè la ricerca costante di sicurezze esterne non alimenta affatto la nostra capacità di tenere testa agli errori ed imparare da essi, cercare di anticipare gli avvenimento e il loro flusso naturale non diminuirà il rischio di sbagliare.
  • “Rimandare, delegare, rinunciare”
    Proprio la paura di esporsi per non sbagliare farà nascere dentro di noi un circolo vizioso tra il rimandare l’esposizione a quella situazione, delegarla ad altri ed eventualmente rinunciare. Prendiamo come esempio chi ha paura di parlare in pubblico, che evitare di esporsi cercherà di rimandare il più possibile l’evento o la situazione in causa o altrimenti cercherà di delegarla appunto ad altri o addirittura a rinunciare nei casi in cui la paura diventi invalidante.

Per sviluppare la resilienza occorrono invece strategie funzionali e soprattutto diverse da quelle che non hanno portato risultati in passato, e sicuramente uno degli strumenti più potenti in assoluto è apprendere e applicare la capacità di Problem Solving Strategico, perchè questo modello ci permette di sviluppare la flessibilità comportamentale necessaria per affrontare qualsiasi sfida attraverso l’analisi dettagliata del problema.

  • Come funziona il problema?
  • Chi è coinvolto?
  • Da quanto tempo si verifica?

Un’altra analisi molto curiosa e interessante che possiamo fare riguarda le esperienze passate, o meglio le strategie che abbiamo messo in atto per risolvere i nostri problemi e cercare di capire se i modelli che abbiamo messo in atto hanno funzionato oppure no.

Questi due passaggi sono fondamentali per iniziare a sviluppare una flessibilità nei confronti delle sfide che dobbiamo affrontare e osservare qualsiasi situazione da punti di vista diversi.

Affronteremo il modello di Problem Solving Strategico in un secondo momento e in maniera più dettagliata.

Fonte: “Che le lacrime diventino perle” Chiodini – Meringolo – Nardone

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Prigionieri delle nostre trappole

Capitano…capitano a tutti quei momenti in cui ci si sente persi, stanchi, tristi e vuoti. Solitamente accade esattamente nel momento in cui percepisci e senti delle sensazioni che ti rifiuti di accettare…ti nascondi dietro alle menzogne razionali che racconti a te stesso e agli altri finendo di crederci veramente. Capitano quando durante il tuo percorso, qualsiasi esso sia, ti rendi conto di aver preso la scelta sbagliata, ma che allora credevi fosse quella giusta, e non hai più il coraggio né di tornare indietro, cambiare sentiero o anche solo fermarti…vai avanti per inerzia sperando che qualcosa migliori anche se in fondo in fondo sai che non può migliorare se continui a fare quello che hai sempre fatto. E così, finisci per vivere una vita che non è quella che sognavi da bambino.

Si, è capitato anche a me, in diversi ambiti della mia vita.

E vi dirò di più, si può uscire da questo circolo vizioso perché abbiamo tutte le forze, le energie e il coraggio necessari per riuscire a farlo. E ognuno di noi ha il dovere di cercare quel piccolo appiglio che lo può aiutare ad interrompere il circolo vizioso. Proprio perché siamo il frutto di esperienze diverse, ognuno di noi reagisce a stimoli completamente diversi, c’è chi si rigenera facendo sport e meditazione e c’è chi si rigenera passeggiando per le strade della propria città. Siamo esseri umani meravigliosi proprio perché siamo diversi uno dall’altro.

A volte mi capita di confrontarmi con persone più grandi di me e spesso chiedo a loro se hanno dei rimpianti inerenti alla propria esperienza di vita, ed è molto interessante leggere le loro espressioni del viso quando ti rispondono. Ecco, io ho deciso di appartenere a quella categoria di persone che si illumina quando parla della propria vita è dichiara con orgoglio che rifarebbe tutto senza nemmeno cambiare una virgola.

Il mio invito e la sfida che vi lancio è: mettiamo in discussione noi stessi, le persone e gli ambienti che frequentiamo. Quale migliore esercizio per allenare lo spirito di adattamento e la resilienza?

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