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Come gestire la rabbia

Una delle emozioni primarie più discriminate, quanto meno in pubblico. Essa esplode senza nessun genere di controllo quando tocca l’apice dell’intensità, offuscando ogni lume della ragione.

Come per tutte le altre emozioni primarie, se impariamo a gestire la rabbia questa può diventare nostra alleata, facendoci attingere a risorse e strumenti molto potenti. La rabbia è una risposta fisiologica ad uno stato di frustrazione e sopportazione, si verifica spesso quando vediamo troppo lontano il nostro traguardo, quando ci rendiamo conto che la strada per ottenere ciò che desideriamo è ancora lunga e piena di ostacoli e che non avevamo valutato preventivamente.

Quello che in pochi sanno è che la rabbia è in grado di farci attingere a un potenziale inesplorato capace di farci mettere in atto piani di azione e strategie che la nostra mente calma e serena non ci avrebbe mai consentito. Proprio per questo motivo diventa fondamentale imparare ad ascoltare e rendersi consapevoli di quali sono quegli stati percettivi che attivano la rabbia, in modo tale da poterla incanalare nella direzione in cui noi vogliamo, senza caderne vittima e subirla passivamente.

E quando questa emozione primaria prende il sopravvento su di noi e ci rendiamo conto che non riusciamo a gestirla e indirizzarla nella direzione che desideriamo, possiamo prendere spunto dai maestri come Emil Cioran e Giorgio Nardone che ci invitano a scrivere, scrivere e scrivere ancora su carta tutte le nostre sensazioni e percezioni che generano questa emozione primaria.

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Le resistenze al cambiamento

Quali sono quei limiti mentali e quelle resistenze che ci impediscono di ottenere i risultati che desideriamo affrontando i cambiamenti necessari per migliorare la qualità della nostra vita?

A volte abbiamo chiaro nella nostra mente la direzione in cui vogliamo andare e la destinazione finale, ma facciamo fatica a intraprendere quella strada che ci porterà alla meta tanto desiderata.

Come dicevo nell’articolo precedente uno degli ostacoli più grandi può essere l’incertezza di tutte le dinamiche che stanno dall’altra parte del cambiamento, e questo forse è il limite più comune ed evidente a tutti noi.

Ci sono inoltre alcuni freni meno evidenti, ma altrettanto pericolosi, che ostacolano il nostro percorso nel quotidiano e che facciamo più fatica ad individuare, se non siamo abituati.

Uno di questi è rappresentato dalle nostre convinzioni ovvero dai nostri principi, le idee e le opinioni che abbiamo di noi stessi, delle persone che ci circondano, perché’ tutte influenzano direttamente la qualità dei risultati che otteniamo, e di quello che ci accade. Possiamo individuare due macro famiglie di convinzioni: quelle potenzianti e quelle depotenzianti.

Le prime sono quelle che ci influenzano in maniera positiva confermando i nostri pensieri e di conseguenza le nostre azioni, le seconde sono quelle che incidono negativamente sui nostri pensieri e sulle nostre azioni, e sicuramente questa seconda categoria è la più pericolosa in quanto se mal gestita ci impedisce di non agire e di conseguenza di rimanere dove siamo.

Come facciamo a prendere consapevolezza delle nostre convinzioni e capire se sono funzionali oppure no?

Uno dei metodi più rapidi è quello di scrivere ogni convinzione, idea o pensiero ridondante, prendere consapevolezza del flusso presente nella nostra testa e nella nostra mente per poi soffermarsi su ognuna di queste per analizzarne la qualità. Il secondo metodo è quello di prestare attenzione ai riferimenti che hanno contribuito alla creazione delle convinzioni, e i riferimenti da prendere in considerazione si riferiscono principalmente a 3 aspetti:

  • Interni (il nostro dialogo interno, la vocina che ci accompagna ovunque)
  • Esterni (le persone che frequentiamo, l’ambiente in cui viviamo e le energie che questi due elementi creano)
  • L’immaginazione (detta in maniera più semplice – tutti i film mentali che ci creiamo).

In questo caso gli unici responsabili della qualità dei nostri pensieri e successivamente delle nostre azioni siamo solo ed esclusivamente NOI STESSI.

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