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Natalia Caragia Mental Coach

Resilienza

Che cos’è, come svilupparla e perché è importante

La definizione di resilienza è: in psicologia, la capacità di un individuo di affrontare e superare un evento traumatico e di difficoltà, ed è un processo attraverso il quale si creano nuove competenze e obiettivi per affrontare una sfida.

Come insegnano rispettivamente Chiodini – Meringolo e Nardone nel libro “Che le lacrime diventino perle” resilienti non si nasce, questa capacità si costruisce con un allenamento costante.

In questo articolo vedremo alcuni modi per lavorare sulla nostra resilienza ed imparare ad affrontare le sfide e le situazioni impegnative con spirito da problem solver, in grado di fare le scelte più adatte al nostro benessere psico emotivo.

“Quello che non mi uccide mi rende più forte” Friedrich Nietzsche

Qualsiasi genere di esperienza che viviamo ci cambia il modo di pensare, il modo di agire e di comportarci. Soprattutto le situazioni dolorose e sofferenti possono portarci a reagire subito focalizzandoci sulla soluzione o sul processo di guarigione oppure possono farci cadere nel vittimismo, togliendoci ogni forza e voglia di vivere.

La differenza tra questi due approcci sta nella resilienza, ovvero come abbiamo scritto sopra la capacità di creare nuove competenze e obiettivi per affrontare la sfida. Questa competenza si sviluppa con tempi molto lenti perchè richiede lo spazio necessario per trasformare il dolore e la sofferenza in risorsa, il tempo necessario per assorbire gli urti e studiare la strategia più adatta per agire, a differenza del coraggio che invece è una competenza più immediata che si può verificare in diverse situazioni e circostanze.

Per cercare di tenere testa alle nostre sfide personali e professionali attingiamo al nostro lato più creativo oppure mettiamo in atto soluzioni che hanno funzionato in passato, se siamo fortunati la prima strategia ci salva altrimenti nel secondo caso, non sempre ciò che ha funzionato in passato può funzionare anche nel presente o nel futuro, con il rischio di inciampare in alcune trappole disfunzionali che ci impediscono di sviluppare la resilienza ovvero:

  • “Costruire la fortezza della sicurezza”
    Cercare conferme e sicurezze esterne per evitare ogni minimo rischio di sbagliare. Rimanere vittime di questa trappola e molto semplice in quanto più cerchiamo di avere il controllo su una determinata cosa e più lo perdiamo, perchè la ricerca costante di sicurezze esterne non alimenta affatto la nostra capacità di tenere testa agli errori ed imparare da essi, cercare di anticipare gli avvenimento e il loro flusso naturale non diminuirà il rischio di sbagliare.
  • “Rimandare, delegare, rinunciare”
    Proprio la paura di esporsi per non sbagliare farà nascere dentro di noi un circolo vizioso tra il rimandare l’esposizione a quella situazione, delegarla ad altri ed eventualmente rinunciare. Prendiamo come esempio chi ha paura di parlare in pubblico, che evitare di esporsi cercherà di rimandare il più possibile l’evento o la situazione in causa o altrimenti cercherà di delegarla appunto ad altri o addirittura a rinunciare nei casi in cui la paura diventi invalidante.

Per sviluppare la resilienza occorrono invece strategie funzionali e soprattutto diverse da quelle che non hanno portato risultati in passato, e sicuramente uno degli strumenti più potenti in assoluto è apprendere e applicare la capacità di Problem Solving Strategico, perchè questo modello ci permette di sviluppare la flessibilità comportamentale necessaria per affrontare qualsiasi sfida attraverso l’analisi dettagliata del problema.

  • Come funziona il problema?
  • Chi è coinvolto?
  • Da quanto tempo si verifica?

Un’altra analisi molto curiosa e interessante che possiamo fare riguarda le esperienze passate, o meglio le strategie che abbiamo messo in atto per risolvere i nostri problemi e cercare di capire se i modelli che abbiamo messo in atto hanno funzionato oppure no.

Questi due passaggi sono fondamentali per iniziare a sviluppare una flessibilità nei confronti delle sfide che dobbiamo affrontare e osservare qualsiasi situazione da punti di vista diversi.

Affronteremo il modello di Problem Solving Strategico in un secondo momento e in maniera più dettagliata.

Fonte: “Che le lacrime diventino perle” Chiodini – Meringolo – Nardone

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I Bisogni che cerchiamo di soddisfare inconsapevolmente



Nell’arco della nostra giornata soddisfiamo un’infinità di bisogni senza rendercene conto. Dormire, bere, mangiare, abbracciare una persona a noi cara, poltrire e guardare il programma televisivo preferito sono tutte azioni che facciamo quotidianamente e quasi in maniera automatica senza nemmeno prestare più particolare attenzione. Ma perché lo facciamo e che cosa ci spinge a soddisfare i nostri bisogni?

Maslow, psicologo statunitense, ha realizzato “La piramide dei bisogni”, in cui essi vengono suddivisi in categorie, ognuna delle quali è rappresentata dalla motivazione che ci spinge a realizzarli. Di seguito vi invito a riflettere sulle famiglie motivazionali che ci spingono ad agire e soddisfare i nostri bisogni primari per poi andare oltre fissando nuovi traguardi da raggiungere.


1. Fisiologia – una categoria che comprende il bisogno di respirare, alimentare il nostro corpo, dormire e in cui sono incluse tutte quelle attività indispensabili per la nostra sopravvivenza.


2. Sicurezza – questa famiglia annovera la sicurezza fisica, quella mentale, famigliare, di salute e di proprietà. Per sentirci sicuri e al sicuro abbiamo bisogno di svolgere attività fisica per essere più forti, abbiamo bisogno di soddisfare la nostra curiosità e apprendere cose nuove per rinforzare la nostra sicurezza mentale, cerchiamo di circondarci di persone con cui stiamo bene insieme, curiamo il nostro corpo e la nostra salute per stare bene soprattutto con noi stessi.

3.Appartenenza – il senso di appartenenza ci fa sentire parte di un insieme, ci permette di condividere, dare e ricevere senza secondi fini e per questo motivo la terza categoria è rappresentata dall’amicizia, dall’affetto famigliare e dall’intimità sessuale.


4. Stima – in questo ramo includiamo l’autostima, l’autocontrollo e la realizzazione personale. Tutti noi prima o poi nel corso della vita sentiamo il bisogno e la necessità di realizzare qualcosa di personale, individuale e unico, perché in questo modo troviamo forse la nostra missione per la quale siamo nati e cresciuti. Un ottimo modo per riuscire a farlo è vivere e creare nuove esperienze, raccogliendo i risultati ottenuti e allineandoli con quelle che sono le nostre passioni, per assicurarci che stiamo seguendo e percorrendo la strada giusta.


5. Autorealizzazione – per Maslow questa categoria è all’apice della sua piramide, perché risulta l’ultimo livello da raggiungere e soddisfare, e per certi versi anche il più difficile. In questo ambito troviamo la moralità, la creatività, la spontaneità, l’assenza di pregiudizi e il problem solving. Spesso è difficile soddisfare questi bisogni perché vanno ed entrano in conflitto con la nostra quotidianità, si scontrano con tutte le circostanze che nel tempo ci siamo creati.


Uno dei modi per provare a soddisfare tutti i nostri bisogni è quello di ASCOLTARE noi stessi, le nostre emozioni e i nostri stati d’animo per cercare di correggere di conseguenza le nostre azioni e non perdere quella direzione già tracciata, ma soprattutto evitare quanto meno di non creare del male a noi stessi.

“Uno dei mali della nostra vita non è rappresentato dal non raggiungere obiettivi, ma dal fatto di non averli nemmeno”

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