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Come gestire il cambiamento in un periodo di incertezza

Mai come durante questo 2020 abbiamo vissuto un periodo di incertezze, paure e titubanze. È stato e continua ad essere un anno di grandi cambiamenti, che ognuno di noi vive ed affronta in maniera differente.

Come state gestendo queste situazioni?

E soprattutto le state gestendo o state subendo passivamente gli effetti?

In questo articolo voglio condividere con voi alcune delle strategie che si possono mettere in atto per iniziare ad agire e uscire da quella trappola che ci rende passivi in qualsiasi situazione di cambiamento.

Partiamo da quelli che sono gli aspetti che ci tengono ancorati nella zona di comfort, a volte anche in maniera inconsapevole.

È stato appurato da diversi studi scientifici che uno dei compiti primari del nostro cervello è quello di farci risparmiare risorse ed energia. Per questo motivo ci ritroviamo a fare le cose nello stesso identico modo in cui le abbiamo sempre fatte, come ad esempio il percorrere la stessa strada per andare al lavoro, e nel nostro cervello si sono creati dei percorsi ben definiti che ci portano ad agire per automatismi, proprio perché cambiare strada o imparare una cosa nuova comporta un dispendio notevole di energia e fatica.

Un meccanismo molto simile avviene anche quando ci troviamo di fronte ad alcune situazioni che cambiano le dinamiche a cui siamo abituati. Proiettarci in uno scenario nuovo sveglia le nostre paure legate all’incertezza, all’instabilità e all’ignoto che possono stare dall’altra parte della porta del cambiamento. Ed è proprio in questo momento, in cui la nostra fantasia si scatena proiettando gli scenari peggiori mai visti prima, che io vi invito a fermarvi per un attimo, ad osservare le immagini che corrono nella vostra mente, ad ascoltare quella vocina che sussurra nella vostra testa, a prendere carta e penna e a rispondere alle seguenti domande, seguendo lo schema sottostante:

Il mio invito è quello di spostare l’attenzione sugli aspetti più piccoli, sui dettagli, su quei cambiamenti quasi impercettibili, perché cambiare drasticamente una situazione, un’abitudine o un’azione può essere controproducente e soprattutto poco duraturo nel tempo. Come insegna Luca Mazzucchelli nel libro “Fattore 1%” ci dobbiamo avvicinare al cambiamento desiderato un 1% alla volta, monitorando i piccoli progressi compiuti per ottenere grandi risultati.

“L’unica costante nella vita è il cambiamento” Buddha

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Prigionieri delle nostre trappole

Capitano…capitano a tutti quei momenti in cui ci si sente persi, stanchi, tristi e vuoti. Solitamente accade esattamente nel momento in cui percepisci e senti delle sensazioni che ti rifiuti di accettare…ti nascondi dietro alle menzogne razionali che racconti a te stesso e agli altri finendo di crederci veramente. Capitano quando durante il tuo percorso, qualsiasi esso sia, ti rendi conto di aver preso la scelta sbagliata, ma che allora credevi fosse quella giusta, e non hai più il coraggio né di tornare indietro, cambiare sentiero o anche solo fermarti…vai avanti per inerzia sperando che qualcosa migliori anche se in fondo in fondo sai che non può migliorare se continui a fare quello che hai sempre fatto. E così, finisci per vivere una vita che non è quella che sognavi da bambino.

Si, è capitato anche a me, in diversi ambiti della mia vita.

E vi dirò di più, si può uscire da questo circolo vizioso perché abbiamo tutte le forze, le energie e il coraggio necessari per riuscire a farlo. E ognuno di noi ha il dovere di cercare quel piccolo appiglio che lo può aiutare ad interrompere il circolo vizioso. Proprio perché siamo il frutto di esperienze diverse, ognuno di noi reagisce a stimoli completamente diversi, c’è chi si rigenera facendo sport e meditazione e c’è chi si rigenera passeggiando per le strade della propria città. Siamo esseri umani meravigliosi proprio perché siamo diversi uno dall’altro.

A volte mi capita di confrontarmi con persone più grandi di me e spesso chiedo a loro se hanno dei rimpianti inerenti alla propria esperienza di vita, ed è molto interessante leggere le loro espressioni del viso quando ti rispondono. Ecco, io ho deciso di appartenere a quella categoria di persone che si illumina quando parla della propria vita è dichiara con orgoglio che rifarebbe tutto senza nemmeno cambiare una virgola.

Il mio invito e la sfida che vi lancio è: mettiamo in discussione noi stessi, le persone e gli ambienti che frequentiamo. Quale migliore esercizio per allenare lo spirito di adattamento e la resilienza?

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